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	<title>Internazionale | RIES - Rete Italiana Economia Solidale</title>
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	<description>Rete Italiana Economia Solidale</description>
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	<title>Internazionale | RIES - Rete Italiana Economia Solidale</title>
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		<title>Perché firmare subito l&#8217;ICE &#8220;Buon cibo per tutti!&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[riesadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 22:47:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[ICE]]></category>
		<category><![CDATA[politiche del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Si stima che un quinto della popolazione europea non abbia accesso a un cibo adeguato – definito come cibo vario, nutriente, sicuro e culturalmente appropriato – mentre i piccoli agricoltori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2">Si stima che <strong>un quinto della popolazione europea non abbia accesso a un cibo adeguato</strong> – definito come cibo vario, nutriente, sicuro e culturalmente appropriato – mentre i piccoli agricoltori lottano per guadagnarsi da vivere, il numero di aziende agricole è in declino e i nuovi agricoltori faticano ad accedere alla terra. Questa dura realtà è stata evidenziata da Almudena García Sastre di FIAN Europe all&#8217;inizio di un webinar organizzato dalla rete europea <a href="https://www.ecolise.eu"><strong>ECOLISE</strong></a> a febbraio sui sistemi agro-alimentari in generale e sull&#8217;Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) &#8220;Good Food for all&#8221; in particolare.</p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2">L&#8217;<strong><a class="reset interactable cursor-pointer decoration-1 underline-offset-1 text-super hover:underline font-semibold" href="https://www.goodfoodforall.eu/" target="_blank" rel="nofollow noopener"><span class="text-box-trim-both">ICE &#8220;Good Food for all&#8221;</span></a> </strong>è attualmente sostenuta da una coalizione di oltre 300 organizzazioni (di cui <a href="https://www.ripess.eu">RIPESS Europe</a> e RIES sono tra i promotori). La campagna mira a raccogliere un milione di firme valide in tutta l&#8217;UE per ottenere una più forte protezione legale del diritto al cibo nell&#8217;UE, inquadrando il cibo come un diritto politico, economico e sociale, promuovendo una mobilitazione unificata della società civile europea per la realizzazione del diritto a un cibo adeguato nell&#8217;UE e favorendo la dignità, la giustizia e la sostenibilità alimentare.</p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2"><em><strong>“Questa non è una petizione. È uno strumento legale. Se raggiungiamo un milione di firme in almeno sette paesi UE, la Commissione Europea deve rispondere e aprire un processo formale. Quella è la porta. Ma dobbiamo spingerla per aprirla.”</strong></em></p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2"><strong>Perché (prendersi la briga di) firmare l’ICE ‘Good Food for All’?</strong></p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2"><strong>Il cibo è un diritto umano</strong>. Tutti gli Stati membri dell&#8217;UE hanno ratificato la <em>Convenzione sui Diritti Economici, Sociali e Culturali sul cibo</em> e hanno l&#8217;obbligo di garantire il diritto al cibo. Tuttavia, come ha sottolineato Almudena, manca l&#8217;operazionalizzazione nell&#8217;attuazione domestica delle politiche pubbliche che supportano questo diritto. Al contrario, la politica alimentare è legislata principalmente dalla libera commercializzazione dei prodotti alimentari. I cittadini sono trattati come consumatori e le soluzioni proposte si basano sul loro potere d&#8217;acquisto come principale motore di cambiamento. Questo approccio orientato al mercato rischia di perpetuare le ingiustizie, lasciando le persone con poca o nessuna agency per decidere sui loro sistemi alimentari e approfondendo le disuguaglianze.</p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2">Inoltre, non esiste un approccio coerente al cibo, ha proseguito Almudena. Da un lato, ci sono strategie alimentari locali ambiziose, ma dall&#8217;altro manca la competenza per implementare le decisioni. Le decisioni saranno basate su visioni di transizione agroecologica, ma rimangono fortemente influenzate, e a volte limitate, dal contenuto della Politica Agricola Comune (PAC) europea.<strong> L&#8217;ICE sul Diritto al Cibo offre quindi una prospettiva completa, affrontando come il cibo viene prodotto, distribuito e consumato.</strong> Ancora più importante, riunisce diversi movimenti che lavorano su questioni alimentari (correlate), come attivisti ambientali, lavoratori rurali, consumatori e movimenti per la giustizia sociale, legittimando le loro richieste di base.</p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2"><em><strong>“Il diritto al cibo non apparirà nella legge europea perché è moralmente corretto. Apparirà perché un gran numero di persone lo esigeranno, formalmente, attraverso l&#8217;Iniziativa dei Cittadini Europei.”</strong></em></p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2">Durante l&#8217;evento online, Ramona Duminicioiu di Eco Ruralis ha approfondito la PAC, che ha descritto come un sistema che permette ai ricchi agricoltori di nuotare in ulteriori privilegi mentre i piccoli agricoltori affrontano maggiori svantaggi. In quanto più grande bilancio agricolo dell&#8217;UE, <strong>la PAC riflette l&#8217;allineamento di potenti interessi economici. I fondi pubblici sono distribuiti principalmente in base agli ettari piuttosto che all&#8217;adempimento degli obblighi sui diritti umani.</strong> È quindi necessario un cambiamento nel modo in cui concepiamo il cibo e le politiche alimentari. L&#8217;ICE sul Diritto al Cibo porta in primo piano un approccio in cui il cibo è inteso come abilitatore della vita, collegando i puntini tra nutrizione, cultura, conoscenza e processi partecipativi.</p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2">L&#8217;ICE affronta sistematicamente il sistema alimentare e formalizza gli obblighi che gli Stati hanno, fornisce strumenti, si concentra sull&#8217;affrontare le disuguaglianze e riporta il focus sui diritti umani. <em><strong>L&#8217;ICE mira anche, attraverso diverse richieste, a operazionalizzare un Consiglio Europeo per il Cibo per promuovere una Politica Alimentare Comune che delinei il futuro dell&#8217;agricoltura.</strong></em></p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2">In risposta alle preoccupazioni sollevate durante l&#8217;evento – che, anche se raggiungesse la soglia richiesta, l&#8217;ICE ‘Good Food for All’ rischierebbe comunque di non essere accolta correttamente per i suoi obiettivi di giustizia sociale ed ecologica – Ramona ha risposto che dobbiamo fidarci del processo. L&#8217;ICE non è una raccolta ad hoc di firme, ma uno strumento legale che dovrà essere affrontato.</p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2"><strong>L&#8217;ICE è anche vista come uno strumento per mobilitare e unire a livello nazionale.</strong> Come ha sottolineato Drazen Simlesa di RIPESS Europe, ci sono molte iniziative sul cibo sul campo, ma dobbiamo farle incidere sulle politiche pubbliche per portare cambiamenti sociali. Drazen ha inquadrato <strong>l&#8217;ICE come un rifiuto importante della narrativa secondo cui sicurezza uguale militarizzazione, e invece ci incoraggia a focalizzarci su pratiche di costruzione della pace come il cambiamento dei sistemi alimentari.</strong></p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2"><strong><a class="reset interactable cursor-pointer decoration-1 underline-offset-1 text-super hover:underline font-semibold" href="https://eci.ec.europa.eu/053/public/#/screen/home" target="_blank" rel="nofollow noopener"><span class="text-box-trim-both">Firma l’Iniziativa dei Cittadini Europei ‘Good Food for All’</span></a></strong></p>
<p class="my-2 [&amp;+p]:mt-4 [&amp;_strong:has(+br)]:inline-block [&amp;_strong:has(+br)]:pb-2">[a cura di Ruby van der Wekken, Oma maa food cooperative Finland / RIPESS Europe]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;Europa che fa circolare il valore in modo diverso: monete locali in rete</title>
		<link>https://rete-ries.it/internazionale/uneuropa-che-fa-circolare-il-valore-in-modo-diverso-monete-locali-in-rete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[riesadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 09:19:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[economia solidale trentina]]></category>
		<category><![CDATA[monete alternative]]></category>
		<category><![CDATA[monete complementari]]></category>
		<category><![CDATA[RIPESS Europe]]></category>
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					<description><![CDATA[Il primo incontro europeo delle monete locali (REML 2025) si è svolto a Bordeaux il 27-28 ottobre 2025 e ha segnato una tappa fondamentale per il Mouvement Sol e per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo incontro europeo delle monete locali (REML 2025) si è svolto a Bordeaux il 27-28 ottobre 2025 e ha segnato una tappa fondamentale per il Mouvement Sol e per il più ampio movimento delle iniziative monetarie guidate dai cittadini. Co-organizzato con RTES, la città di Bordeaux e La Gemme, la moneta locale della Gironda, e copromosso da RIPESS Europa, l&#8217;evento ha riunito più di 120 partecipanti provenienti da 15 paesi, unendo monete locali, attori dell&#8217;economia sociale solidale, ricercatori e autorità locali attorno a una visione condivisa: rendere il denaro uno strumento democratico, ecologico e sociale per la transizione territoriale.</p>
<p>Durante due intense giornate, i partecipanti hanno esplorato la diversità e la vitalità delle iniziative di moneta locale in tutta Europa, dal Chiemgauer in Germania con il suo Climate Bonus, al Sardex italiano, che ora collega 3.500 imprese attraverso 70 milioni di euro di transazioni annuali. L&#8217;Eusko nei Paesi Baschi e persino il Mumbuça brasiliano, che sostiene il microcredito nei quartieri popolari, hanno offerto esempi vividi di come le monete alternative rafforzino le economie reali e i legami locali.</p>
<p>RIPESS Europa ha partecipato alla co-organizzazione degli incontri, che hanno fortemente legato la creazione delle monete locali al lavoro per un futuro sostenibile e che, in quanto tali, hanno attinto anche al movimento dell&#8217;economia solidale in Europa. Sono intervenuti vari membri della rete europea:  Jason Nardi (RIES e RIPESS) è intervenuto in un workshop sulla promozione e la costruzione di connessioni europee con gli ecosistemi e i territori dell&#8217;ESS, mentre Ruby van der Wekken (Commons Finland) ha condiviso le esperienze della moneta comunitaria Helsinki Timebank e ha sottolineato l&#8217;importanza dello sviluppo di carte delle monete complementari che le leghino esplicitamente alla costruzione dell&#8217;economia solidale. Berenice Dondoyne (MES France) ha facilitato un tavolo di lavoro sul modello economico delle monete locali e cittadine e Annemie Hendrickx (Segretaria Economia Solidale Trentina, socio RIES) ha parlato del progetto di cooperazione transfrontaliera europea che stanno promuovendo.  Infine Gabriella Gimigliano (RAMICS / University of Siena) ha facilitato un incontro sull&#8217;advocacy e le monete complementari.</p>
<p>L&#8217;incontro ha sottolineato un&#8217;ambizione collettiva: approfondire la cooperazione europea, condividere le conoscenze e costruire una piattaforma comune di sostegno. I workshop hanno approfondito sfide pratiche come i modelli economici sostenibili, la digitalizzazione, le reti nazionali e il ruolo delle monete locali nelle transizioni ecologiche e sociali. Come ha ricordato Patrick Viveret ai partecipanti, “la moneta è uno strumento democratico ed ecologico prima ancora che economico”.</p>
<p>Una tavola rotonda conclusiva ha riunito personalità come Timothée Duverger (Università di Bordeaux), Maxime Baduel (delegato ministeriale per l&#8217;ESS), Mahel Coppey (RTES) e Sarah de Heusch (Social Economy Europe). Il loro messaggio fondamentale era chiaro: le monete locali aiutano a tessere legami tra territori, istituzioni e cittadini, rafforzando la resilienza e la solidarietà di fronte alle crisi globali.</p>
<p>Da questi vivaci scambi è emersa una convinzione condivisa: le monete locali sono tutt&#8217;altro che marginali. Sono catalizzatori della cooperazione regionale e strumenti tangibili per un&#8217;economia radicata nell&#8217;equità e nella sostenibilità. Come ha concluso Dante Edme-Sanjurjo, copresidente del Mouvement Sol: “Questo incontro non è una fine, ma un inizio”. Il movimento lancerà ora una piattaforma di dialogo internazionale per continuare la collaborazione e l&#8217;innovazione a livello europeo e globale.</p>
<p>Il REML 2025 ha affermato che un altro modo di far circolare il valore è possibile e già in atto in tutta Europa.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>CSA: 9° Simposio internazionale di URGENCI &#8211; Seminare solidarietà, coltivare comunità</title>
		<link>https://rete-ries.it/internazionale/csa-9-simposio-internazionale-di-urgenci-seminare-solidarieta-coltivare-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[riesadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 23:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[convergenze]]></category>
		<category><![CDATA[CSA]]></category>
		<category><![CDATA[sovranità alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Urgenci]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo scorso 11-13 dicembre si è tenuto l&#8217;incontro internazionale (simposio) di URGENCI, rete internazionale delle Comunità a sostegno dell&#8217;agricoltura (CSA).  Per RIES ha partecipato Jason Nardi.  Riportiamo qui il resoconto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 11-13 dicembre si è tenuto l&#8217;incontro internazionale (simposio) di URGENCI, rete internazionale delle Comunità a sostegno dell&#8217;agricoltura (CSA).  Per RIES ha partecipato Jason Nardi.  Riportiamo qui il resoconto della presidente di URGENCI,  Isabel Alvarez Vispo.</p>
<p>“Seminare solidarietà, coltivare comunità”. Questo era il motto sotto cui un centinaio di persone provenienti da tutto il mondo si sono riunite al nono simposio internazionale di URGENCI a Villarceaux, in Francia..</p>
<p>Questo incontro è stato speciale per molte ragioni. La prima è che l&#8217;ultimo incontro, che avrebbe dovuto tenersi a Manaus nel 2021, ha dovuto svolgersi online a causa del COVID e, sebbene sia stato un buon simposio, non è stato un incontro faccia a faccia, il che ha lasciato molti abbracci in sospeso. Il secondo motivo era il contesto globale, molto complicato per alcuni ed estremamente violento per altri. È un contesto caratterizzato dall&#8217;estrattivismo e dalla distruzione, che rende sempre più difficile il lavoro di chi si occupa di iniziative volte a sostenere la vita. Il terzo motivo è che siamo una rete in continua crescita, con molti nuovi membri che si uniscono a noi, con molto da condividere e molte sfide da affrontare insieme. Per tutti questi motivi, siamo arrivati con molta energia e un grande desiderio di scambiare idee, imparare e anche stabilire priorità e percorsi per la rete e per il cibo sostenuto dalla comunità nei prossimi anni.</p>
<p>A tal fine, abbiamo messo insieme un programma di tre giorni che cercava di coprire le diverse questioni che affrontiamo, al fine di discuterne e anche di scambiare le diverse pratiche che stiamo sviluppando. Una parte fondamentale di questo programma era avere il tempo di incontrarci e scambiarci ciò che stiamo facendo.</p>
<p>Il primo giorno è stato interamente dedicato alla scoperta del luogo in cui avremmo alloggiato e delle persone con cui avremmo trascorso i giorni successivi. Lo abbiamo fatto attraverso visite sul campo, attività condivise e, soprattutto, come ci piace fare, condividendo il cibo accompagnato dalle esperienze di chi lo produce e lo sostiene.</p>
<p>Avere il tempo di conoscersi e creare uno spazio per le relazioni è stato il primo passo necessario per generare uno scambio nei diversi gruppi di lavoro nei giorni successivi. Si trattava di gruppi eterogenei in cui gli agricoltori avevano i propri spazi per scambiarsi pratiche ed esperienze, discutendo di cambiamenti climatici, del lavoro di advocacy politica della rete a livello locale e internazionale, del diritto al cibo e a un&#8217;alimentazione adeguata, dei femminismi, dell&#8217;intersezionalità e di come costruire spazi sicuri all&#8217;interno dei nostri movimenti o rafforzare la nostra comunicazione interna ed esterna per comprendere meglio e sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica su ciò che facciamo. È stato particolarmente difficile, ma molto necessario, avere uno spazio specifico in cui ascoltare le voci delle regioni in cui la fame e il cibo sono usati come armi di guerra.</p>
<p>Sulla base di tutto ciò e della ricchezza di conoscenze che sono state condivise, abbiamo identificato le nostre principali sfide e raccolto idee e priorità per i prossimi anni.</p>
<p>Sono stati giorni di duro lavoro, che non sarebbero stati possibili senza le numerose persone che hanno lavorato instancabilmente per organizzare e sostenere questo incontro. Dall&#8217;incredibile team tecnico della nostra rete, ai volontari, agli interpreti, senza i quali sarebbe stato molto più difficile avere scambi così ricchi, agli agricoltori della zona che ci hanno aperto le loro porte per permetterci di vedere con i nostri occhi la realtà locale.</p>
<p>La stessa struttura dell&#8217;incontro e la sua sostenibilità sono una dimostrazione di chi siamo: una rete di attivisti che lavorano insieme, apprezzando la ricchezza e rispettando anche le differenze all&#8217;interno della nostra diversità, per continuare a tessere percorsi verso la sovranità alimentare. Una rete di persone collegate tra loro, ma anche ai territori e agli ecosistemi che ci circondano, che comprendono la cura come qualcosa di essenziale per chi siamo e cosa facciamo.</p>
<p>Insomma, una rete che continua a seminare solidarietà, a coltivare comunità e, in questi giorni di incontro, a raccogliere forza e speranza. Continuiamo a seminare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Buon cibo per tutti: l&#8217;iniziativa cittadina europea</title>
		<link>https://rete-ries.it/internazionale/buon-cibo-per-tutti-liniziativa-cittadina-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[riesadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 10:29:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[diritto al cibo]]></category>
		<category><![CDATA[food policy]]></category>
		<category><![CDATA[Iniziativa cittadina europea]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Agricola Comune]]></category>
		<category><![CDATA[politiche europee]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 7 gennaio 2026 verrà ufficialmente lanciata l&#8217;ECI (European Citizens&#8217; Initiative) &#8220;Good Food For All&#8220;.  Tra le principali organizzazioni promotrici vi è RIPESS Europe, la rete europea per l&#8217;economia sociale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 7 gennaio 2026</strong> verrà ufficialmente lanciata l&#8217;ECI (European Citizens&#8217; Initiative) &#8220;<strong>Good Food For All</strong>&#8220;.  Tra le principali organizzazioni promotrici vi è <a href="https://www.ripess.eu"><strong>RIPESS Europe</strong></a>, la rete europea per l&#8217;economia sociale solidale, di cui RIES è socia.</p>
<p>L&#8217;iniziativa Good Food for All è un movimento di cittadini europei che chiede il <strong>riconoscimento dell&#8217;accesso a un&#8217;alimentazione adeguata, sicura, sostenibile e nutriente come diritto fondamentale all&#8217;alimentazione in tutta l&#8217;Unione europea</strong>. In un momento in cui milioni di europei hanno grandi difficoltà a permettersi pasti sani e i produttori agro-alimentari devono affrontare condizioni di mercato instabili e inique, <strong>l&#8217;iniziativa mira a trasformare il modo in cui sono governati i sistemi alimentari</strong>, ponendo al centro la dignità umana, la solidarietà e la sostenibilità.</p>
<p>Al centro della campagna c&#8217;è un&#8217;iniziativa dei cittadini europei che mira a <strong>raccogliere un milione di firme verificate da cittadini di tutti gli Stati membri dell&#8217;UE</strong>. Questo meccanismo democratico <strong>obbligherebbe le istituzioni dell&#8217;UE ad agire</strong> e a stabilire politiche concrete che garantiscano a tutti, indipendentemente dal reddito o dallo status sociale, l&#8217;accesso a un&#8217;alimentazione di qualità. Il movimento riunisce già oltre duecento organizzazioni di tutta Europa, tra cui reti di agricoltori, movimenti sociali, ricercatori e autorità locali, che lavorano collettivamente per costruire la volontà politica necessaria a questa causa fondamentale.</p>
<p>L&#8217;iniziativa si basa su diversi principi fondamentali. Essa sostiene che <strong>un&#8217;alimentazione sana dipende da condizioni di vita eque per chi produce il cibo</strong>; che l&#8217;alimentazione deve essere accessibile, economica e culturalmente adeguata; e che <strong>i sistemi alimentari devono essere resilienti alle crisi quali i cambiamenti climatici, i conflitti e gli shock economici</strong>. Soprattutto, <strong>mette in discussione la concezione del cibo come semplice merce</strong>, affermando invece che il cibo è un bene comune che dovrebbe essere regolato da diritti e responsabilità condivisi da tutti.</p>
<p>Con il lancio della raccolta firme a gennaio 2026, Good Food for All aspira a mobilitare i cittadini e le istituzioni di tutta Europa per ripensare la politica alimentare dalle fondamenta, passando da un modello basato sul profitto a uno radicato nella giustizia, nell&#8217;equilibrio ecologico e nei diritti umani.</p>
<p><strong>COME PUOI PARTECIPARE</strong><br />
Questo è un movimento di cittadini. Ecco cosa puoi fare:<br />
• <a href="https://www.goodfoodforall.eu">Unisciti alla coalizione ora</a>!<br />
• Mobilita le tue reti, scuole e comunità<br />
• Organizza eventi pubblici o pasti solidali<br />
• Diventa un punto di riferimento nazionale o locale</p>
<p>Abbiamo bisogno di organizzazioni sociali civili, comuni, consigli alimentari, organizzazioni di agricoltori, collettivi studenteschi, artisti, educatori, comunità religiose e attivisti&#8230;</p>
<p>Unisciti alla coalizione su <a href="https://www.goodfoodforall.eu"><strong>www.goodfoodforall.eu</strong></a> e attraverso le RIES.<br />
Contatta: info@goodfoodforall.eu</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Viaggio nel mondo delle monete complementari europee</title>
		<link>https://rete-ries.it/internazionale/viaggio-nel-mondo-delle-monete-complementari-europee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 09:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[economia solidale trentina]]></category>
		<category><![CDATA[GSEF]]></category>
		<category><![CDATA[monete complementari]]></category>
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					<description><![CDATA[Un percorso dentro l’ecosistema di Bordeaux tra politiche, pratiche e reti europee. Il racconto a cura dell&#8217;Economia Solidale Trentina Bordeaux è una destinazione affascinante per molti motivi: è un ecosistema [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><b><span style="font-size: small;">Un percorso dentro l’ecosistema di Bordeaux tra politiche, pratiche e reti europee. Il racconto a cura dell&#8217;Economia Solidale Trentina</span></b></h4>
<p align="left">Bordeaux è una destinazione affascinante per molti motivi: è un ecosistema che sperimenta, connette e rinnova l’economia solidale su scala europea. Per noi dell’<strong>Economia Solidale Trentina</strong>, che lavoriamo per rafforzare reti territoriali, filiere responsabili e strumenti innovativi per lo sviluppo locale, questa visita ha rappresentato un passaggio importante.</p>
<p align="left">Siamo impegnati da tempo nel confronto sulle <strong>monete complementari</strong>, considerate un possibile driver di resilienza economica e coesione comunitaria anche per il Trentino. Esplorare da vicino il modello francese, oggi tra i più avanzati a livello europeo, e quello di altri paesi, ci ha permesso di comprendere meglio opportunità, condizioni e scenari possibili.</p>
<p align="left">Abbiamo frequentato il <strong>1st European Meeting of Complementary Local Currencies</strong>, un appuntamento che ha riunito reti, istituzioni e attori della finanza etica e delle monete complementari provenienti da tutta Europa. Un contesto dinamico, arricchito dal clima di attesa verso il <strong>Global Social and Solidarity Economy Forum – GSEF 2025</strong>, di cui Bordeaux è stata poi città ospitante.</p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Politiche pubbliche e monete complementari: il quadro francese</span></strong></p>
<p align="left">La prima tappa della nostra esperienza è stata la sessione introduttiva con <strong>Dante Edme-Sanjurjo</strong>, esperto di economie trasformative e tra i principali riferimenti europei sulle valute locali. Questo momento formativo ha offerto una lettura chiara delle condizioni che hanno permesso alla Francia di costruire un sistema maturo, in cui oltre 70 monete locali, tra cui l’Eusko, oggi la più grande d’Europa, operano in un quadro stabile e riconosciuto. Più di un momentoformativo in senso stretto è stato un dialogo ricco in cui Dante ha dato risposta alle nostre 1000 domande.</p>
<p align="left"><strong><span style="font-size: small;">Il Meeting europeo sulle monete locali</span></strong></p>
<p align="left">L’inaugurazione del <b>Meeting europeo</b> presso l’Athénée Municipal ha segnato l’avvio di due giornate di confronto ad alta intensità. L’evento, organizzato dal <b>Mouvement Sol</b>, dal <b>RTES</b>, da <b>La Gemme</b> e dal Comune di Bordeaux, ha riunito esperienze da Spagna, Belgio, Italia, Germania e numerosi altri Paesi.</p>
<p align="left">Tra gli interventi di maggiore interesse:</p>
<ul>
<li>
<p align="left">la panoramica sullo stato attuale delle monete locali in Europa, con dati su diffusione, modelli organizzativi e connessioni con l’economia solidale;</p>
</li>
<li>
<p align="left">le <b>case histories internazionali</b> (Chiemgauer, Eusko, Mumbuca, Grama), presentate per leggere successi e criticità delle diverse sperimentazioni;</p>
</li>
<li>
<p align="left">i workshop tematici su modelli economici, digitalizzazione, accesso ai fondi europei e ruolo delle valute locali nella transizione ecologica.</p>
</li>
</ul>
<p align="left">È emersa chiaramente la volontà collettiva di costruire una <strong>rete europea strutturata</strong>, capace di incidere sia sul piano regolatorio sia su quello delle politiche pubbliche, superando la frammentazione attuale.</p>
<p align="left"><strong><span style="font-size: small;">Il Comune di Bordeaux: una governance aperta e orientata all’impatto</span></strong></p>
<p align="left">Un altro momento fondamentale è stato l’incontro con <strong>Jean-Baptiste Thony</strong>, consigliere comunale delegato alla moneta locale, ai rifiuti zero e all’economia circolare. Thony ci ha dedicato del tempo prezioso per spiegarci nel dettaglio come Bordeaux stia integrando le monete complementari in una strategia più ampia di <strong>transizione ecologica e rigenerazione urbana</strong>.</p>
<p align="left">L’approccio municipale si distingue per la capacità di coniugare visione politica e strumenti operativi, valorizzando la cooperazione con gli attori locali. Prezioso per noi capire per noi quali sono i collegamenti tra economia solidale, politiche di prossimità e obiettivi di circolarità.</p>
<p align="left"><strong><span style="font-size: small;">La città come laboratorio vivente: il tour e le pratiche quotidiane</span></strong></p>
<p align="left">Non solo teoria, ma una parte della nostra delegazione ha avuto il privilegio di entrare dentro alle pratiche quotidiane: durante un tour urbano siamo entrati in contatto con i luoghi che accettano <strong>La Gemme</strong>, la moneta locale della Gironda: botteghe, ristoranti, spazi culturali e servizi di quartiere.<br />
Questo percorso ha reso evidente come una valuta complementare, quando è ben integrata, diventi un <strong>driver di relazioni economiche</strong>, un incentivo alla prossimità e un elemento identitario condiviso.<br />
La tappa al <b>Darwin Ecosystem</b>, hub nato dalla riconversione di ex caserme militari, ha mostrato un modello concreto di innovazione sociale: coworking, imprese, associazioni, artigiani, ristorazione sostenibile e iniziative culturali convivono in un ecosistema che promuove inclusione, economia circolare e partecipazione comunitaria.</p>
<p align="left"><strong><span style="font-size: small;">Uno sguardo oltre Bordeaux: nuove reti e nuove domande</span></strong></p>
<p align="left">L’esperienza ha aperto riflessioni importanti per il nostro lavoro nel contesto trentino. Come strutturare forme di collaborazione più solide tra enti pubblici e attori dell’economia solidale? Quali modelli di moneta complementare potrebbero essere effettivamente adottabili nel nostro territorio? Come costruire un percorso di transizione che unisca innovazione sociale, strumenti finanziari alternativi e coinvolgimento delle comunità.</p>
<p align="left">La ricchezza di visioni e pratiche osservate a Bordeaux rappresenta oggi una risorsa preziosa per orientare il nostro impegno futuro.</p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Un ringraziamento necessario</span></strong></p>
<p align="left">Questa visita è stata possibile grazie alla disponibilità di tante persone e organizzazioni che hanno condiviso competenze, tempo e idee.<br />
Tornare da Bordeaux significa portare con sé un bagaglio di conoscenze e connessioni, ma soprattutto la conferma che l’economia solidale è un terreno fertile di cooperazione internazionale, capace di evolvere e generare impatto reale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da Gorizia a Bordeaux: frontiere da superare per alleanze necessarie</title>
		<link>https://rete-ries.it/internazionale/da-gorizia-a-bordeaux-frontiere-da-superare-per-alleanze-necessarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 15:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Bordeaux]]></category>
		<category><![CDATA[GSEF]]></category>
		<category><![CDATA[Rithinkable]]></category>
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					<description><![CDATA[Porto Alegre 2001: un altro mondo è possibile. Bordeaux 2025: un altro mondo è già qui. Matteo Rossi (presidente del DessBg e membro del CD di Ries) racconta la sua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 dir="auto"><b>Porto Alegre 2001: un altro mondo è possibile.<br />
Bordeaux 2025: un altro mondo è già qui.</b></h4>
<p dir="auto"><strong>Matteo Rossi (presidente del DessBg e membro del CD di Ries) racconta la sua esperienza a Bordeaux, dove cinquemila partecipanti provenienti da più di settanta paesi e da tutti i continenti si sono riuniti nella bellissima città dell’Aquitania con l’obiettivo di mettere a fattor comune le visioni e le pratiche che possono fare dell’economia sociale solidale lo standard che regolerà l&#8217;economia di domani.</strong></p>
<p dir="auto">Grazie alla Ries e a Ripess ho potuto portare l’esperienza del Comune di Bonate Sopra e del Distretto di economia sociale solidale bergamasca (DessBg). Tanta bella energia, la convinzione di lavorare, ciascuno per la propria parte, i propri sogni e fatiche, dalla parte giusta della storia.</p>
<p dir="auto">Buona parte dei dibattiti si sono sviluppati partendo dalla convinzione che i cambiamenti sistemici inizino a livello locale, attingendo a un partenariato tra la società civile e il settore privato e pubblico. Gli enti locali sono stati protagonisti, con il Comune e la Regione pienamente dentro a un movimento che ha saputo conquistare una buona legge nazionale sull’ess. Ad ogni rappresentante e’ stato chiesto di portare una parola simbolo e di presentare le proprie buone pratiche territoriali. La<strong>parola che ho condiviso è stata “alleanze”, in particolare quelle tra enti locali e movimenti per la promozione di un territorio della cura</strong>, che si sviluppa attraverso l’attenzione alle persone e all’ambiente. Ciò che ho imparato in questi anni, con un piede nel DessBg e un altro nelle istituzioni, è proprio l’importanza delle alleanze e della intersettorialità, e quando sono diventato Sindaco ho cercato di essere un buon alleato dell’economia solidale, non considerandola una settore specifico, a parte, della nostra attività amministrativa, ma portando la visione dell’ess in tutte le direzioni. Questo approccio ha prodotto sei progetti che ho presentato a Bordeaux: buone pratiche di comunicazione dedicata attraverso la distribuzione in paese di un mensile sui temi della sostenibilità; cooperazione tra le realtà economiche solidali e l’associazionismo comunale a partire dall’organizzazione della fiera dei produttori tessili sostenibili; co-progettazione come strumento per l’affidamento dei servizi sociali e scolastici a livello comunale; nuove regole nello statuto comunale dove abbiamo inserito principi che parlano di pace, rifiuto della guerra, conversione ecologica, diritti umani, partecipazione, e  nel quale abbiamo definito gli strumenti che i cittadini possono usare per partecipare alla vita comunale come i referendum, le petizioni e la possibilità di prendere parola in consiglio comunale; buone pratiche innovative come l’apertura di un centro per il riuso e il riciclo degli oggetti; energia condivisa con la creazione di una comunità energetica rinnovabile.<br />
<strong>Non è solo una somma di attività, è un progetto politico: costruire una Comune solidale in rete con le realtà di movimento.</strong></p>
<p dir="auto"><b></b><strong>Sono partito per la Francia subito dopo aver attraversato una frontiera, quella tra Italia e Slovenia, Gorizia e Nuova Gorica, dove dei giovani bravissimi hanno organizzato il ReThinkable Festival, nel quale ci siamo confrontati sul ruolo dei Comuni e delle istituzioni locali nella promozione di un’economia sociale e solidale. Il festival ha messo al centro due parole: ripensamento e interdipendenza.<br />
</strong>Il potere con gli altri anziché il potere sugli altri. È’ stato significativo discuterne qui, dove la storia di Gorizia come città divisa inizia nel 1947, quando si stabilì che il confine tra l’Italia e la neonata Jugoslavia doveva correre proprio lungo la città, separando il centro storico, che rimaneva all’Italia, dalla stazione ferroviaria Transalpina e alle zone di periferia, che passavano invece sotto il controllo della Jugoslavia. Per dividere i due paesi venne eretto quello che poi divenne celebre come “il muro di Gorizia“, predecessore di quello di Berlino. Per volere di Tito è poi stata costruita una città in Jugoslavia, che doveva fungere da contraltare di Gorizia: Nova Gorica. Da lì in poi frontiere chiuse, con una sola eccezione: domenica 13 agosto 1951, “la domenica delle scope”. In occasione dell’anno santo, infatti, Tito aveva deciso di concedere agli abitanti di Nova Gorica di incontrare i loro cari a Gorizia, e una fiumana di gente si ritrovò così a Casa Rossa, storico valico di confine, per rivedere i parenti. Centinaia di persone si riversarono in Italia per fare acquisti, per depositare risparmi in banca, o anche per assistere alla messa, impossibile in Jugoslavia. La sera fecero tutti ritorno oltre al muro, ma questa giornata è rimasta per anni nella memoria di tutti, a testimonianza della vicinanza tra i due popoli, nonostante per la geopolitica fossero in due blocchi separati. Oggi Gorizia e Nova Gorica stanno chiudendo un anno che le ha viste essere insieme Capitali Europee 2025 della Cultura transfrontaliera. E’ proprio in luoghi di confine come questi che ripensarci e riconoscerci interdipendenti assume un significato profondo, radicato nella storia, presente qui ed ora nelle sfide quotidiane del nostro costruire un altro mondo possibile.</p>
<p dir="auto"><strong>Credo che tutto questo valga anche e soprattutto per l’economia solidale, un’utopia concreta che negli anni ha saputo mettere a terra progetti trasformativi radicati nelle diverse storie locali senza perdere mai un orizzonte profondo di cambiamento e di alternativa. In questo percorso il rapporto con le istituzioni e il dibattito sulla necessità di una legge nazionale va sicuramente ripreso, senza farne né un totem né un tabù, aprendo con le forze politiche che esprimono una rappresentanza parlamentare e si sono dimostrate attente al nostro mondo potrebbe essere utile, anche partendo dalle proposte integrative al Piano nazionale per l’economia sociale che la Ries ha elaborato e presentato.</strong></p>

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		<item>
		<title>Palestina: la forza dei popoli supera l&#8217;inerzia dei governi</title>
		<link>https://rete-ries.it/internazionale/palestina-la-forza-dei-popoli-supera-linerzia-dei-governi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[riesadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 08:24:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[RIPESS]]></category>
		<category><![CDATA[Sumud Flotilla]]></category>
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					<description><![CDATA[La rete RIPESS, che promuove l&#8217;economia sociale solidale in tutto il mondo, sostiene l&#8217;azione della “Freedom Sumud Flotilla”, salpata verso la Gaza assediata. Questa missione è in continuità con i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La rete RIPESS, che promuove l&#8217;economia sociale solidale in tutto il mondo, sostiene l&#8217;azione della “Freedom Sumud Flotilla”, salpata verso la Gaza assediata. Questa missione è in continuità con i coraggiosi viaggi iniziati nel 2008, quando due pescherecci greci, il Free Gaza e il Liberty, riuscirono a rompere il blocco navale per la prima volta in 41 anni. A bordo c&#8217;erano 44 persone di 17 nazionalità diverse. Quella storica svolta ha ispirato ulteriori flottiglie di un movimento di solidarietà globale via mare.</p>
<p>Sostenendo la Flottiglia Globale Sumud (&#8220;perseveranza incrollabile&#8221;, in arabo), ribadiamo la nostra richiesta di rompere l&#8217;assedio su Gaza, di opporci ai crimini di guerra in corso e alle punizioni collettive contro la sua popolazione e di difendere il diritto internazionale. La nostra solidarietà è una presa di posizione concreta a favore della giustizia, della dignità e del diritto dei palestinesi di vivere in libertà e pace.</p>
<p>Portando avanti questa eredità 17 anni dopo, i partecipanti della Flottiglia Maghreb Sumud, della Freedom Flotilla Coalition, del Global Movement to Gaza e della Sumud Nusantara si sono riuniti sotto un unico vessillo: rompere l&#8217;assedio illegale di Gaza, aprire un corridoio umanitario e contribuire a porre fine al genocidio in corso del popolo palestinese. Il 31/08/2025, decine di imbarcazioni, grandi e piccole, sono partite da Barcellona e Genova e la prima settimana di settembre altre imbarcazioni partiranno dalla Tunisia e dalla Grecia per convergere su Gaza in quella che sarà la più grande flottiglia civile coordinata della storia.</p>
<p>“Non siamo governi, eserciti o istituzioni. Siamo persone comuni, organizzatori, medici, operatori umanitari, religiosi, artisti, avvocati e marinai, uniti dalla fede nella dignità umana e nel potere trasformativo dell&#8217;azione non violenta”, dicono gli attivisti di questo movimento che si basa su decenni di resistenza palestinese e solidarietà internazionale. Le navi civili che trasportano aiuti e partecipano a proteste pacifiche nelle acque internazionali sono protette dal diritto marittimo. Con preparazione, formazione e visibilità globale, mirano a chiarire che l&#8217;assedio deve finire e che il mondo non distoglierà più lo sguardo.</p>
<p>La rete globale RIPESS sostiene con forza la Flottiglia Globale Sumud per un motivo in più: la missione riflette il cuore stesso dell&#8217;economia sociale solidale, ovvero persone che agiscono insieme per resistere all&#8217;oppressione, difendere la vita nella dignità e l&#8217;autodeterminazione. Chiediamo all&#8217;intera comunità internazionale, dalla società civile ai governi, di agire con decisione per difendere i diritti umani, proteggere i civili e porre immediatamente fine al blocco e alle atrocità in corso.</p>
<p>RIPESS – Rete intercontinentale per la promozione dell&#8217;economia sociale e solidale<br />
<a href="http://www.ripess.org">www.ripess.org</a> &#8211; <a href="http://www.ripess.eu">www.ripess.eu</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“The Ashes of Moria”: che cosa rimane del campo profughi più grande d’Europa?</title>
		<link>https://rete-ries.it/internazionale/the-ashes-of-moria-che-cosa-rimane-del-campo-profughi-piu-grande-deuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2025 20:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dai media]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[A cinque anni dall’incendio che lo ha distrutto (tra l&#8217;8 e il 9 settembre 2020) l’impatto del campo di Moria sull&#8217;isola di Lesbo in Grecia è ancora presente nelle vite [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="meta-origin" data-coolorigin="https%3A%2F%2Fcollabora.rio20.net%2Fcool%2Fclipboard%3FWOPISrc%3Dhttps%253A%252F%252Fnextcloud.ripess.eu%252Findex.php%252Fapps%252Frichdocuments%252Fwopi%252Ffiles%252F271451_oc30no5v7rmv%26ServerId%3Df1fa3c04%26ViewId%3D4%26Tag%3D1270526877571f4f">
<p class="western" align="left">A cinque anni dall’incendio che lo ha distrutto (tra l&#8217;8 e il 9 settembre 2020) l’impatto del campo di Moria sull&#8217;isola di Lesbo in Grecia è ancora presente nelle vite delle persone che lo hanno vissuto, mentre l’approccio disumano alla migrazione da parte dell’Europa continua a essere quello della deterrenza, del contenimento e della detenzione.</p>
<p class="western" align="left">The Ashes of Moria (Le ceneri di Moria) è un docufilm di Davide Marchesi e Majid Bakhshi, prodotto da ColoreFilm e distribuito in Italia da Altreconomia, che ripercorre la storia di quello che è stato il simbolo del fallimento europeo in tema di “accoglienza” e “protezione”, sull’isola di Lesbo. Attraverso una serie di interviste con persone migranti che hanno vissuto nel campo greco, operatori sociali e attivisti che lo hanno conosciuto da vicino, il documentario esplora l’eredità di quell&#8217;esperienza, raccontando la durissima realtà del campo, le ripercussioni e il suo ruolo nelle politiche di detenzione e deterrenza e nei processi di integrazione.</p>
<p class="western" align="left">Il film è disponibile attraverso il canale YouTube di Altreconomia a questo link: <strong>https://youtu.be/3ISMAJPcAUg</strong></p>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché la Commissione europea sta smantellando il suo sostegno all’ESS?</title>
		<link>https://rete-ries.it/internazionale/perche-la-commissione-europea-sta-smantellando-il-suo-sostegno-alless/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[riesadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 14:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[COSME]]></category>
		<category><![CDATA[DG-GROW]]></category>
		<category><![CDATA[RIPESS Europe]]></category>
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					<description><![CDATA[Comunicato della Rete europea per la promozione dell&#8217;Economia Sociale Solidale (di cui RIES e socia) RIPESS Europe prende atto con profonda preoccupazione della recente decisione della Commissione Europea &#8211; DG [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Comunicato della Rete europea per la promozione dell&#8217;Economia Sociale Solidale (di cui RIES e socia)</em></p>
<p><a href="http://https;//www.ripess.eu">RIPESS Europe</a> prende atto con profonda preoccupazione della recente decisione della Commissione Europea &#8211; DG GROW (Direzione Generale per il Mercato Interno, l&#8217;Industria, l&#8217;Imprenditoria e le PMI) di sciogliere l&#8217;Unità Economia Sociale della DG GROW a partire dal 1° maggio 2025. Questa decisione improvvisa è stata presa senza alcun coinvolgimento degli attori dell&#8217;Economia sociale solidale (ESS), senza alcuna spiegazione o motivazione e in contraddizione con tutti i precedenti piani strategici &#8211; tra cui l&#8217;European Green Deal e il <a href="https://social-economy-gateway.ec.europa.eu/eu-initiatives_en">Piano d&#8217;Azione della Commissione per l&#8217;economia sociale</a>.</p>
<p>Inoltre, senza alcuna spiegazione e in modo del tutto inusuale, è stato cancellato il <a href="https://eismea.ec.europa.eu/funding-opportunities/calls-proposals/enterprise-europe-network-smp-cosme-2024-een_en">bando COSME</a> per i progetti dedicati all&#8217;economia sociale e i contratti di servizio relativi alla linea di bilancio &#8220;Economia sociale e di prossimità&#8221;, mesi dopo la sua scadenza e con molte proposte presentate dagli attori dell&#8217;ESS in tutta Europa.</p>
<p>Questa decisione infelice arriva in un momento in cui le sfide sociali ed ecologiche richiedono un sostegno più forte, e non più debole, agli approcci economici trasformativi. L&#8217;economia sociale solidale offre contributi vitali al benessere delle comunità in tutta Europa, promuovendo la partecipazione democratica, la resilienza locale e la responsabilità ecologica. Ridurre il sostegno istituzionale a queste iniziative invia un segnale preoccupante sulla direzione della politica europea in un momento in cui la solidarietà e la cooperazione sono urgentemente necessarie.</p>
<p>Ci chiediamo quali siano le motivazioni alla base di questo cambiamento. Perché, in un periodo di crisi multiple, si riducono gli investimenti in economie radicate nel sociale e basate sulle comunità? Quale processo ha portato a questa decisione? La tempistica solleva serie preoccupazioni, soprattutto perché coincide con l&#8217;aumento spropositato degli stanziamenti per le strategie militari e di sicurezza. Ci auguriamo che questo non sia indicativo di un più ampio riallineamento politico che rischia di mettere da parte la giustizia sociale e la costruzione della pace a favore di altre agende che mettono tutta l&#8217;Europa a rischio di escalation bellica e di indebitamento e insicurezza a lungo termine.</p>
<p>Chiediamo trasparenza su qualsiasi misura prevista per sostenere e riabilitare i finanziamenti e l&#8217;impegno dell&#8217;ESS a livello europeo. È essenziale che le politiche pubbliche rimangano allineate ai valori di inclusione, democrazia e sostenibilità che sono alla base dell’Europa. RIPESS Europe è pronta a collaborare con le istituzioni a tutti i livelli e con la società civile per garantire che l&#8217;Economia sociale solidale continui a svolgere un ruolo centrale nella costruzione di un futuro giusto e pacifico per tutti.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>RIPESS Europe: La crisi abitativa in Europa &#8211; le alternative</title>
		<link>https://rete-ries.it/internazionale/ripess-europe-la-crisi-abitativa-in-europa-le-alternative/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 09:48:56 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Abitare collaborativo]]></category>
		<category><![CDATA[co-housing]]></category>
		<category><![CDATA[politiche europee]]></category>
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					<description><![CDATA[Molte parti d&#8217;Europa stanno affrontando una crisi abitativa, caratterizzata da affitti alle stelle, prezzi elevati degli immobili e carenza di case a prezzi accessibili.  [&#8230;] Questo mese la nostra newsletter [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Molte parti d&#8217;Europa stanno affrontando una crisi abitativa, caratterizzata da affitti alle stelle, prezzi elevati degli immobili e carenza di case a prezzi accessibili.  [&#8230;]</p>
<p>Questo mese la nostra newsletter è dedicata all&#8217;esplorazione di alternative abitative &#8211; vari modelli che dimostrano la possibilità di un modo di vivere non speculativo, democratico, inclusivo e guidato dalla comunità in molti Paesi europei.</p>
<p>In questo momento, singoli individui, collettivi e intere comunità stanno creando attivamente soluzioni abitative che garantiscono che nessuno venga lasciato indietro.<br />
Un organismo chiave è la Cooperative Housing International, che sostiene e mette in contatto le cooperative edilizie di diversi Paesi.  Queste organizzazioni sostengono soluzioni abitative sostenibili, accessibili e gestite dalla comunità, condividono le migliori pratiche e influenzano le politiche per rafforzare il settore dell&#8217;edilizia cooperativa a livello globale.</p>
<p>Le cooperative edilizie e i modelli abitativi alternativi senza scopo di lucro variano in Europa, riflettendo diversi quadri giuridici, contesti storici e movimenti sociali.</p>
<p>Nei Balcani, l&#8217;edilizia cooperativa si sta ancora sviluppando, spesso sotto la spinta di iniziative di base e di movimenti sociali che mirano a contrastare la speculazione immobiliare. Stanno emergendo cooperative edilizie a capitale limitato e community land trust (CLT), soprattutto in città come Belgrado e Zagabria, dove l&#8217;accessibilità economica è un problema importante.</p>
<p>In Francia si sono affermati modelli di edilizia cooperativa come gli habitats participatifs, in Italia le storiche cooperative edilizie continuano a svolgere un ruolo significativo, spesso sostenute dai governi regionali, mentre si stanno espandendo nuovi modelli e iniziative abitative autogestite (ad esempio, progetti di co-housing). La Spagna ha visto un forte aumento delle cooperative a capitale limitato, in particolare a Barcellona, che forniscono alternative sostenibili alla proprietà privata. La Svizzera ha uno dei settori abitativi cooperativi più sviluppati: Zurigo e Ginevra ospitano cooperative su larga scala e di lunga data che operano su base non speculativa, spesso ricevendo il sostegno del Comune.</p>
<p>Leggi qui la <strong>Newsletter di marzo 2025 di RIPESS Europe (in <a href="https://ripess.eu/en/news/newsletters/?email_id=259">Inglese</a>, <a href="https://ripess.eu/fr/nouvelles/bulletins/?email_id=260">Francese</a> e <a href="https://ripess.eu/es/noticias/boletines/?email_id=261">Spagnolo</a>)</strong></p>
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