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	<title>COP27 | RIES - Rete Italiana Economia Solidale</title>
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		<title>Il balletto della Cop27</title>
		<link>https://rete-ries.it/soci/notizie-soci/il-balletto-della-cop27/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 23:14:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un segnale che promette un passo avanti per la giustizia climatica, due passi indietro sul taglio delle emissioni. Si prende atto dei severi sintomi della malattia, ma si rifiuta di rimuoverne le cause: due settimane per decidere che in pratica per ora si può fare ben poco]]></description>
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<p>Dopo febbrili negoziazioni continuate fino alla tarda notte di sabato, all’alba di<span> </span><strong>domenica 20 novembre</strong>, con le ormai consuete 36 ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia, la <strong>Cop27 </strong>ha <a href="https://unfccc.int/sites/default/files/resource/cp2022_L19_adv.pdf">licenziato</a> l’attesa<strong><span> </span>Cover Decision</strong>, lo “<em>Sharm el-Sheikh Implementation Plan</em>”.</p>
<p>Ad accoglierla, la<span> </span><strong>delusione di Frans Timmermans</strong>, vicepresidente della Commissione europea, che ha definito l’accordo raggiunto “<em>non sufficiente</em>”, aggiungendo che “<em>troppi paesi non sono pronti a fare  progressi nella lotta contro la crisi climatica</em>“. Dello stesso segno le parole del<span> </span><strong>segretario generale delle Nazioni Unite</strong><span> </span><strong>Antonio Guterres</strong>, che ha commentato: “<em>Il nostro pianeta è ancora nella sala emergenze del pronto soccorso. Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni ora, e questo è un tema che questa Cop non ha affrontato. Il mondo ha ancora bisogno di un gigantesco salto di qualità per quanto riguarda le ambizioni climatiche.</em>”</p>
<p>Parole chiare che, dopo aver riconosciuto i passi avanti fatti dalla Cop27 su alcuni temi, come sul<span> </span><strong>meccanismo Loss&amp;Damage</strong>, rimettono al centro un dato che non si può trascurare: l’inadeguatezza di quanto deciso rispetto al primo imperativo cui rispondere, che è il<span> </span><strong>repentino e radicale taglio delle emissioni</strong><span> </span>di gas e effetto serra.</p>
<p>Tra i <strong>passi avanti</strong> delal Cop27 c&#8217;è, appunto, l’accordo sulla creazione di un fondo per il Loss&amp;Damage, ovvero per<span> </span><strong>risarcire perdite e danni</strong><span> </span>prodotti dai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo è la principale<span> </span><strong>novità che esce dalla Cop27</strong>.</p>
<p>Ci sono stati dei &#8220;<strong>passi sul posto</strong>&#8220;: a un certo punto delle negoziazioni si è temuto che per approvare il documento finale venisse sacrificato (ovvero tolto dal testo) il<span> </span><strong>riferimento all’obiettivo dei 1,5°C</strong>. Nella versione definitiva invece, come in realtà nelle ultime bozze circolate, il riferimento è tornato. E per fortuna:<span> </span><strong>tornare indietro sull’obiettivo</strong><span> </span>di contenimento, inserito anche nella Cover Decision della<span> </span><a href="https://economiacircolare.com/speciale-cop26/"><strong>Cop26 di Glasgow</strong></a>, avrebbe significato compiere un allarmante, ulteriore passo indietro sul fronte della mitigazione.</p>
<p>Mentre la maggiore delusione, cioè i <strong>passi indietro, </strong>riguarda il fronte del<span> </span><strong>contrasto all’emergenza climatica</strong>. In altre parole, mancano misure per ridurne la causa principale: la combustione di<span> </span><strong>fonti energetiche fossili</strong>.</p>
<p>La verità dei fatti, ribadita dalle<span> </span><strong>evidenze contenute nei report</strong><span> </span>presentati poco prima o durante la Cop è che gli impegni attualmente in campo sono nettamente <strong>insufficienti a contenere le temperature </strong>entro i livelli previsti dall’Accordo di Parigi e che le concentrazioni di Co2 in atmosfera, come pure le emissioni globali, continuano a crescere anno dopo anno. Per questo, rivedere le ambizioni al rialzo<strong><span> </span>non è rimandabile</strong>. Elemento che il documento finale della Cop27 ha eluso del tutto.</p>
<p>Nella decisione finale, la sezione sulla mitigazione, che reitera un<span> </span><strong>generico, rituale invito a ridurre i gas serra</strong>, ribadisce l’obiettivo (minimo) di tagliare del 43% le emissioni globali entro il 2030 sui livelli del 2019. Tuttavia cita soltanto<span> </span><em>en passant,</em><span> </span>tra gli sforzi da accelerare, la riduzione graduale del carbone e l’eliminazione sempre graduale degli “<em>inefficienti”</em><span> </span><strong>sussidi ai combustibili fossili</strong>.</p>
<p>Allo stesso tempo, i<span> </span><strong>tre scarni punti dedicati all’energia</strong> fanno riferimento per ben due volte al potenziamento delle<span> </span><strong>energie rinnovabili</strong><span> </span>e “<em>a basse emissioni</em>”. Anche quest’ultima espressione, lungi dall’essere una buona notizia è da leggere, secondo gli analisti, come una<span> </span><strong>moratoria di fatto sullo sfruttamento del gas</strong>. Sulle rinnovabili inoltre mancano ancora una volta riferimenti temporali e obiettivi quantitativi.</p>
<p>Tutto il tema della mitigazione è dunque<span> </span><strong>ai margini dell’accordo</strong>, trattato nel testo finale con affermazioni vaghe e generiche. Tra le previsioni su cui si è raggiunto consenso manca ogni riferimento al raggiungimento del<span> </span><strong>picco emissivo entro il 2025</strong>, come la necessità di ridurre gradualmente l’utilizzo di fonti fossili o l’indicazione di una road map per il<span> </span><em>phase out</em><span> </span>della più inquinante tra queste ultime: il carbone.</p>
<p><strong>L’Egitto ha giocato un ruolo non irrilevante</strong><span> </span>in tal senso. Essendo paese ospitante che, come di prassi, ha presieduto e dettato l’agenda delle giornate di lavoro. Il<span> </span><strong>conflitto di interessi</strong><span> </span>di un paese legato a doppio filo allo sfruttamento del gas, che ha fatto squadra con gli altri paesi produttori di petrolio e gas, ha fatto la differenza sul risultato finale.</p>
<p><a href="https://comune-info.net/il-balletto-della-cop27/" target="_blank" rel="noopener"><strong>&gt;&gt;Leggi tutto l&#8217;articolo di Marica Di Pierri sul sito di Comune-Info</strong></a><br />(Articolo pubblicato sul blog <a href="https://economiacircolare.com/">economiacircolare.com)</a></p>
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		<title>Cop27: l’urgenza di far fronte a danni e perdite dovuti ai cambiamenti climatici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2022 16:11:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dai media]]></category>
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					<description><![CDATA[Eventi meteorologici estremi nei Paesi a basso redditoIl tema sarà al centro della prossima conferenza delle Nazioni Unite che si terrà in Egitto dal 6 al 18 novembre]]></description>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p class="post-title"><em>In questo articolo di <a href="https://altreconomia.it" target="_blank" rel="noopener">Altreconomia</a> si parla di giustizia climatica: ogni anno dal 1991 circa 189 milioni di persone sono state colpite da eventi meteorologici estremi nei Paesi a basso reddito. Conseguenze diffuse che richiedono risorse finanziarie specifiche. Ma i Paesi ricchi resistono. Il tema sarà al centro della prossima conferenza delle Nazioni Unite che si terrà in Egitto dal 6 al 18 novembre.</em></p>
<p class="post-title">Ondate di calore, precipitazioni intense, siccità e cicloni tropicali si stanno già verificando in tutto il mondo. L’aumento della temperatura superficiale globale di <a href="https://ipccitalia.cmcc.it/messaggi-chiave-ar6-wg1/">circa 1,1 °C</a> (rispetto al periodo 1850-1900) ha reso alcuni gravi impatti dei cambiamenti climatici ormai inevitabili, potenzialmente distruttivi per le vite e i mezzi di sussistenza della popolazione mondiale e maggiormente per quelle del “Sud globale”.</p>
<div class="the-excerpt">
<p><span>Per questo motivo sta crescendo il dibattito su come fare fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici che sono già in atto, e ci si aspetta che l’argomento sarà al centro della prossima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (</span><a href="https://cop27.eg/#/"><span>Cop27</span></a><span>), che si terrà in Egitto </span><a href="https://unfccc.int/cop27"><span>dal 6 al 18 novembre</span></a><span>.</span></p>
<p><span>Nel corso di più di un trentennio di negoziati sul clima, i cosiddetti Paesi in via di sviluppo hanno più volte sollevato il problema dei danni e delle perdite (in inglese </span><i><span>loss and damage</span></i><span>) provocati dai cambiamenti climatici. Secondo l’ultimo </span><a href="https://www.lossanddamagecollaboration.org/publication/cost-of-delay-why-finance-to-address-loss-and-damage-must-be-agreed-at-cop27"><span>report</span></a><span> della rete “Loss and damage collaboration”, che mette insieme professionisti, ricercatori e attivisti che fanno parte di organizzazioni e istituzioni internazionali, ogni anno dal 1991 circa 189 milioni di persone sono state colpite da eventi meteorologici estremi in quei Paesi. </span></p>
<p><span>“Siamo entrati ormai nell’era degli impatti dei cambiamenti climatici”, spiega ad <em>Altreconomia</em> Saleemul Huq, direttore del Centro internazionale per il cambiamento climatico e lo sviluppo (</span><a href="https://www.icccad.net/"><span>Icccad</span></a><span>) e tra i primi e più esperti ricercatori sul tema. “Sempre più eventi meteorologici estremi si verificheranno e avremo come conseguenza molti danni e perdite economiche che richiedono risorse finanziarie specifiche per affrontarli”. Le risorse finora destinate ai Paesi in via di sviluppo, e </span><a href="https://www.nature.com/articles/d41586-021-02846-3"><span>non ancora del tutto fornite</span></a><span>, sono pensate per finanziare attività di mitigazione e adattamento, quindi per incentivare uno sviluppo a basse emissioni, per esempio attraverso energie rinnovabili, e per potenziare le infrastrutture e costruire difese contro gli eventi estremi. “Con l’Accordo di Parigi il tema del </span><i><span>loss and damage</span></i><span> ha ricevuto finalmente riconoscimento politico. All’</span><a href="https://unfccc.int/files/adaptation/groups_committees/loss_and_damage_executive_committee/application/pdf/ref_8_decision_xcp.21.pdf"><span>articolo 8</span></a><span>, si riconosce l’importanza di prevenire (<em>averting</em>), limitare (<em>minimizing</em>) e fronteggiare (<em>addressing</em>) le conseguenze dei cambiamenti climatici. Per i Paesi in via di sviluppo i fondi destinati alla mitigazione e all’adattamento si occupano di prevenire e limitare, mancano risorse per far fronte agli impatti, quindi per </span><i><span>loss and damage.</span></i><span> Questi Paesi chiedono uno strumento finanziario specifico che si occupi di questo”, spiega Elisa Calliari, ricercatrice associata del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). </span></p>
<p><span>Con l’espressione </span><i><span>loss and damage</span></i><span> si fa riferimento a un’ampia gamma di impatti dei cambiamenti climatici. Alcuni possono essere quantificati in termini economici, come i danni alle infrastrutture, alla salute delle persone, le perdite di produzione agricola; altri sono definiti “perdite non economiche” e comprendono la perdita di biodiversità, di territorio a causa dell’innalzamento del livello del mare, di patrimonio culturale, di conoscenze indigene, oltre alla questione emergente della migrazione umana indotta dal clima. La richiesta dei Paesi a basso reddito è quella di considerare anche economicamente </span><i><span>loss and damage</span></i><span> come qualcosa di separato e aggiuntivo, il terzo pilastro della politica climatica internazionale accanto alla mitigazione e all’adattamento. Una posizione contestata dai Paesi ad alto reddito invece: “Per questo gruppo di Paesi non si tratta di costruire strutture nuove ma di catalizzare quelle esistenti verso questi bisogni specifici e impegnarsi ad aumentare le risorse economiche dedicate poiché si riconosce la necessità di gestire situazioni di emergenza o di sviluppare azioni che possano preservare la memoria di patrimoni culturali, ambientali e territoriali che scompariranno”, continua Calliari. Questa opposizione è anche eredità di una lunga battaglia combattuta da parte dei Paesi in via di sviluppo per il riconoscimento formale della responsabilità dei Paesi industrializzati di questi danni e perdite. Oggi i Paesi vulnerabili non chiedono risarcimenti dai responsabili ma che sull’azione climatica si rispetti il principio della “responsabilità comune ma distinta”, in base alle diverse capacità, stabilito dalla Convenzione, secondo il quale i Paesi sviluppati devono fornire risorse finanziarie per assistere i Paesi in via di sviluppo nell’attuazione degli obiettivi sul clima.</span></p>
<p><span>“La richiesta dei Paesi vulnerabili alla Cop27 è quella di un accordo sulla creazione di un fondo di finanziamento specifico su </span><i><span>loss and damage</span></i><span> che sia la base per cominciare le negoziazioni sulla sua progettazione e il suo funzionamento”, riprende Huq. Diverse proposte hanno identificato alcune delle caratteristiche fondamentali che il fondo dovrebbe avere, dalla prospettiva dei Paesi vulnerabili. La più recente è </span><a href="https://www.aosis.org/media-briefing-note-on-the-loss-and-damage-response-fund/"><span>quella</span></a><span> dell’Alleanza dei piccoli Stati insulari (Aosis). Considerata l’ampiezza delle circostanze di cui si occuperebbe -dagli eventi meteorologici estremi a quelli a insorgenza lenta, dalle perdite e danni economici a quelli non economici- lo strumento dovrebbe essere flessibile, composto di misure stratificate, in modo da poter fornire un sostegno su misura. Tempestivo, nel caso delle emergenze, e su base programmatica per quel che riguarda gli eventi a lenta insorgenza, prevedendo l’accesso diretto al fondo e superando così l’impostazione a progetto che prevede lunghi tempi di attuazione. Maggiore considerazione inoltre dovrebbe essere data alle comunità locali e alle popolazioni indigene cui dovrebbero essere destinati i finanziamenti. “Un ulteriore punto su cui si spinge – afferma Calliari – è che il meccanismo ricada sotto la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc) e non sotto un organismo esterno, come garanzia di un formale impegno collettivo a raggiungere una somma concordata e di un processo di attuazione più trasparente”. </span></p>
<p><span>Manca ancora un approccio sistematico per la classificazione di </span><i><span>loss and damage</span></i><span>, per questo è anche difficile monitorare le </span><a href="https://www.wri.org/insights/current-state-play-financing-loss-and-damage"><span>fonti di finanziamento</span></a><span> mobilitate fino ad oggi. Alcuni Paesi si sono recentemente mossi in autonomia, dichiarando obiettivi individuali di finanziamento per questo tipo di eventi: </span><a href="https://www.gov.scot/publications/scottish-government-cop26-achieved/pages/15/"><span>Scozia</span></a><span>, Vallonia (Belgio), </span><a href="https://www.theguardian.com/environment/2022/sep/21/denmark-offers-loss-and-damage-for-climate-breakdown-as-protests-gather-pace"><span>Danimarca</span></a><span>. A questi si aggiunge la proposta del </span><a href="https://www.bmz.de/resource/blob/122148/dd6e2de2c73cc601344b1461cf62042b/global-shield-information-note-v20-g7-data.pdf"><span>Global Shield</span></a><span>, iniziativa dei Paesi del G7 (promossa soprattutto dalla Germania) articolata in collaborazione con il gruppo dei Paesi vulnerabili V20. I dettagli non sono ancora disponibili, la sua presentazione è prevista proprio durante la Conferenza in Egitto, ma prevede un approccio su misura, basato sulle esigenze e sui singoli Paesi, all’interno del quale ci sarà spazio anche per forme di copertura di tipo assicurativo. </span></p>
<p><span>“Non sono contrario a prescindere a sistemi che utilizzino le assicurazioni -dice Huq-. Bisogna però tenere presente che questo sistema non può essere adottato ovunque. Se un Paese povero non può pagare i premi assicurativi, chi li paga? Se spetta ai Paesi ricchi, perché allora non fornire quei soldi direttamente ai Paesi vulnerabili? Inoltre, con l’aumento di eventi devastanti, mi domando quanto le assicurazioni saranno in grado di coprire i danni. Le assicurazioni possono essere uno strumento solo se pensato all’interno di una rosa con diversi altri. Siamo disponibili a discuterli, ma all’interno della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici”.</span></p>
<p><em>Giovanna Borrelli</em></p>
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