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	<title>giustizia climatica | RIES - Rete Italiana Economia Solidale</title>
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	<description>Rete Italiana Economia Solidale</description>
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	<title>giustizia climatica | RIES - Rete Italiana Economia Solidale</title>
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		<title>Le convergenze del suolo a Mondeggi Bene Comune</title>
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		<dc:creator><![CDATA[riesadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2025 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[agroecologia]]></category>
		<category><![CDATA[bene comune]]></category>
		<category><![CDATA[convergenza]]></category>
		<category><![CDATA[difesa del suolo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia climatica]]></category>
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					<description><![CDATA[Mondeggi Bene Comune è un’esperienza di lotta nata nel 2014 per la riappropriazione di un bene pubblico, di proprietà della città metropolitana di Firenze, ed oggi sta progettando il suo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.mondeggibenecomune.org"><strong>Mondeggi Bene Comune</strong></a> è un’esperienza di lotta nata nel 2014 per la riappropriazione di un bene pubblico, di proprietà della città metropolitana di Firenze, ed oggi sta progettando il suo futuro basato su pratiche agroecologiche di cura del territorio nel quadro della cura dei beni comuni.</p>
<p>Sabato 21 e Domenica 22 Giugno, in occasione dell&#8217;11° compleanno, oltre alla festa (&#8220;Dalla parte del lombrico&#8221;) ci saranno due momenti di confronto assembleare:  sabato pomeriggio daremo vita a un momento di analisi e discussione tramite Gruppi di lavoro paralleli che stiamo chiamando <em><strong>Le convergenze del suolo; </strong></em>domenica pomeriggio ospiteremo <strong>l’Assemblea</strong><em><strong> degli Stati Generali per la giustizia climatica e sociale.</strong></em></p>
<p>A partire da esperienze di lotta significative proveremo a pensare assieme <strong>cosa possa voler dire costruire convergenza ecologista</strong> a partire dai suoli. Agroecologie contadine, lotte territoriali e ecologismo urbano, saranno i tre tavoli tematici attorno ai quali vi invitiamo a radunarvi, portando le vostre esperienze e il vostro desiderio di riparare suoli e territori. Ogni tavolo sarà facilitato e avrà tematiche specifiche di discussione. Al contempo potrebbe essere interessante provare a ipotizzare tre domande che possono attraversare trasversalmente ogni tavolo di discussione:</p>
<p>1- quali pratiche trasformative, specifiche e situate, stiamo mettendo in campo o vogliamo sperimentare per riparare suoli e territori?</p>
<p>2- quali battaglie giuridiche si stanno conducendo per difendere i territori e in che misura la produzione di nuovi diritti potrebbe favorire la difesa e la riparazione dei suoli?</p>
<p>3- quali iniziative di coordinamento e comunicazione possono favorire la convergenza climatica e sociale?</p>
<p>Maggiori informazioni su <a href="http://www.mondeggibenecomune.org/">www.mondeggibenecomune.org</a></p>
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		<title>In piazza con i FridaysForFuture</title>
		<link>https://rete-ries.it/evento/in-piazza-con-i-fridaysforfuture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 22:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[FridaysForFuture]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Sciopero per il clima]]></category>
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					<description><![CDATA[Manifestazione &#8220;Resistenza Climatica&#8221;, organizzata nelle piazze d&#8217;Italia dai Fridays For Future. &#60;&#60;Continuiamo a resistere, non lasciamoci immobilizzare dall’eco-ansia ma combattiamola definitivamente attraverso l’attivismo! Lottiamo insieme e costruiamo comunità resilienti e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Manifestazione &#8220;Resistenza Climatica&#8221;, organizzata nelle piazze d&#8217;Italia dai Fridays For Future.</p>
<p>&lt;&lt;Continuiamo a resistere, non lasciamoci immobilizzare dall’eco-ansia ma combattiamola definitivamente attraverso l’attivismo! Lottiamo insieme e costruiamo comunità resilienti e sostenibili. È il momento di esserci fisicamente, perché la resistenza è un atto fisico, che non si fa stando in casa, ma manifestando insieme nelle piazze e proponendo alternative concrete per tutti e tutte.&gt;&gt; Ester Barel, Fridays for Future Milano.</p>
<p><strong>La #ResistenzaClimatica di Fridays For Future torna nelle principali piazze d’Italia con lo sciopero del 6 ottobre.</strong></p>
<p>Fridays For Future invita tutte le associazioni, i sindacati e i movimenti ad aderire e a partecipare attivamente allo sciopero in ogni città.</p>
<p><a href="https://fridaysforfutureitalia.it/resistenza-climatica-fridays-for-future-nelle-piazze-ditalia-per-contestare-il-governo-meloni/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Approfondisci sul sito FridaysForFuture Italia e scopri l&#8217;elenco di tutte le piazze</strong></a></p>
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		<title>Sciopero Globale per il Clima</title>
		<link>https://rete-ries.it/evento/sciopero-globale-per-il-clima/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 23:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[FFF]]></category>
		<category><![CDATA[FridaysForFuture]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia climatica]]></category>
		<category><![CDATA[Sciopero]]></category>
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					<description><![CDATA[Fridays For Future invita a partecipare allo Sciopero Globale per il Clima. Siamo consapevol3, tutte e tutti, che la strada è ancora lunga, in salita e c’è tanto da lavorare. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fridays For Future invita a partecipare allo Sciopero Globale per il Clima.</p>
<blockquote><p><em>Siamo consapevol3, tutte e tutti, che la strada è ancora lunga, in salita e c’è tanto da lavorare. Ma noi siamo pronti. Perché camminiamo assieme a tante altre realtà ed esperienze d’Italia con cui condividiamo sogni e lotte, amore e obiettivi. Non siamo l’unione di singoli, siamo una comunità di persone: decine e decine di persone, migliaia in tutta Italia lavorano nei propri gruppi locali. Ma sebbene la nostra forza sia composta da così tante individualità, pensieri e ideali, riusciamo a essere comunità rinnovata e rinnovabile. Perché al di fuori della collettività c’è solo mitomania o ricerca di consensi.</em><br />
<em>Abbiamo ben chiaro cosa c’è da fare e lo abbiamo steso con inchiostro e rabbia. Siamo determinat3 a cambiare le sorti di questo paese con nuovi strumenti di partecipazione e di attivazione. Per questo, riusciamo a essere una collettività rinnovabile e solidale. Siamo le speranze, siamo i sogni. Siamo la frontiera di una nuova comunità, grazie a tutti i dati che la scienza ci ha messo in mano e che decliniamo città per città, nazione per nazione.</em></p></blockquote>
<p>Leggi tutte le motivazioni e <strong>trova la piazza più vicina a te</strong> cercando su Instagram e Facebook la pagina di “Fridays For Future + Nome Città” oppure vai a questo link (in continuo aggiornamento):</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="N2mdbFOTXl"><p><a href="https://fridaysforfutureitalia.it/sciopero-globale-per-il-clima-il-3-marzo-le-motivazioni-e-le-piazze/">Sciopero Globale per il Clima il 3 Marzo. Le motivazioni e le piazze</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Sciopero Globale per il Clima il 3 Marzo. Le motivazioni e le piazze&#8221; &#8212; Fridays For Future Italia" src="https://fridaysforfutureitalia.it/sciopero-globale-per-il-clima-il-3-marzo-le-motivazioni-e-le-piazze/embed/#?secret=eDNgXngLRB#?secret=N2mdbFOTXl" data-secret="N2mdbFOTXl" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Il balletto della Cop27</title>
		<link>https://rete-ries.it/soci/notizie-soci/il-balletto-della-cop27/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 23:14:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dai media]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dai soci]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[COP27]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia climatica]]></category>
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					<description><![CDATA[Un segnale che promette un passo avanti per la giustizia climatica, due passi indietro sul taglio delle emissioni. Si prende atto dei severi sintomi della malattia, ma si rifiuta di rimuoverne le cause: due settimane per decidere che in pratica per ora si può fare ben poco]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_0 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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<div dir="auto">
<p>Dopo febbrili negoziazioni continuate fino alla tarda notte di sabato, all’alba di<span> </span><strong>domenica 20 novembre</strong>, con le ormai consuete 36 ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia, la <strong>Cop27 </strong>ha <a href="https://unfccc.int/sites/default/files/resource/cp2022_L19_adv.pdf">licenziato</a> l’attesa<strong><span> </span>Cover Decision</strong>, lo “<em>Sharm el-Sheikh Implementation Plan</em>”.</p>
<p>Ad accoglierla, la<span> </span><strong>delusione di Frans Timmermans</strong>, vicepresidente della Commissione europea, che ha definito l’accordo raggiunto “<em>non sufficiente</em>”, aggiungendo che “<em>troppi paesi non sono pronti a fare  progressi nella lotta contro la crisi climatica</em>“. Dello stesso segno le parole del<span> </span><strong>segretario generale delle Nazioni Unite</strong><span> </span><strong>Antonio Guterres</strong>, che ha commentato: “<em>Il nostro pianeta è ancora nella sala emergenze del pronto soccorso. Dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni ora, e questo è un tema che questa Cop non ha affrontato. Il mondo ha ancora bisogno di un gigantesco salto di qualità per quanto riguarda le ambizioni climatiche.</em>”</p>
<p>Parole chiare che, dopo aver riconosciuto i passi avanti fatti dalla Cop27 su alcuni temi, come sul<span> </span><strong>meccanismo Loss&amp;Damage</strong>, rimettono al centro un dato che non si può trascurare: l’inadeguatezza di quanto deciso rispetto al primo imperativo cui rispondere, che è il<span> </span><strong>repentino e radicale taglio delle emissioni</strong><span> </span>di gas e effetto serra.</p>
<p>Tra i <strong>passi avanti</strong> delal Cop27 c&#8217;è, appunto, l’accordo sulla creazione di un fondo per il Loss&amp;Damage, ovvero per<span> </span><strong>risarcire perdite e danni</strong><span> </span>prodotti dai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo è la principale<span> </span><strong>novità che esce dalla Cop27</strong>.</p>
<p>Ci sono stati dei &#8220;<strong>passi sul posto</strong>&#8220;: a un certo punto delle negoziazioni si è temuto che per approvare il documento finale venisse sacrificato (ovvero tolto dal testo) il<span> </span><strong>riferimento all’obiettivo dei 1,5°C</strong>. Nella versione definitiva invece, come in realtà nelle ultime bozze circolate, il riferimento è tornato. E per fortuna:<span> </span><strong>tornare indietro sull’obiettivo</strong><span> </span>di contenimento, inserito anche nella Cover Decision della<span> </span><a href="https://economiacircolare.com/speciale-cop26/"><strong>Cop26 di Glasgow</strong></a>, avrebbe significato compiere un allarmante, ulteriore passo indietro sul fronte della mitigazione.</p>
<p>Mentre la maggiore delusione, cioè i <strong>passi indietro, </strong>riguarda il fronte del<span> </span><strong>contrasto all’emergenza climatica</strong>. In altre parole, mancano misure per ridurne la causa principale: la combustione di<span> </span><strong>fonti energetiche fossili</strong>.</p>
<p>La verità dei fatti, ribadita dalle<span> </span><strong>evidenze contenute nei report</strong><span> </span>presentati poco prima o durante la Cop è che gli impegni attualmente in campo sono nettamente <strong>insufficienti a contenere le temperature </strong>entro i livelli previsti dall’Accordo di Parigi e che le concentrazioni di Co2 in atmosfera, come pure le emissioni globali, continuano a crescere anno dopo anno. Per questo, rivedere le ambizioni al rialzo<strong><span> </span>non è rimandabile</strong>. Elemento che il documento finale della Cop27 ha eluso del tutto.</p>
<p>Nella decisione finale, la sezione sulla mitigazione, che reitera un<span> </span><strong>generico, rituale invito a ridurre i gas serra</strong>, ribadisce l’obiettivo (minimo) di tagliare del 43% le emissioni globali entro il 2030 sui livelli del 2019. Tuttavia cita soltanto<span> </span><em>en passant,</em><span> </span>tra gli sforzi da accelerare, la riduzione graduale del carbone e l’eliminazione sempre graduale degli “<em>inefficienti”</em><span> </span><strong>sussidi ai combustibili fossili</strong>.</p>
<p>Allo stesso tempo, i<span> </span><strong>tre scarni punti dedicati all’energia</strong> fanno riferimento per ben due volte al potenziamento delle<span> </span><strong>energie rinnovabili</strong><span> </span>e “<em>a basse emissioni</em>”. Anche quest’ultima espressione, lungi dall’essere una buona notizia è da leggere, secondo gli analisti, come una<span> </span><strong>moratoria di fatto sullo sfruttamento del gas</strong>. Sulle rinnovabili inoltre mancano ancora una volta riferimenti temporali e obiettivi quantitativi.</p>
<p>Tutto il tema della mitigazione è dunque<span> </span><strong>ai margini dell’accordo</strong>, trattato nel testo finale con affermazioni vaghe e generiche. Tra le previsioni su cui si è raggiunto consenso manca ogni riferimento al raggiungimento del<span> </span><strong>picco emissivo entro il 2025</strong>, come la necessità di ridurre gradualmente l’utilizzo di fonti fossili o l’indicazione di una road map per il<span> </span><em>phase out</em><span> </span>della più inquinante tra queste ultime: il carbone.</p>
<p><strong>L’Egitto ha giocato un ruolo non irrilevante</strong><span> </span>in tal senso. Essendo paese ospitante che, come di prassi, ha presieduto e dettato l’agenda delle giornate di lavoro. Il<span> </span><strong>conflitto di interessi</strong><span> </span>di un paese legato a doppio filo allo sfruttamento del gas, che ha fatto squadra con gli altri paesi produttori di petrolio e gas, ha fatto la differenza sul risultato finale.</p>
<p><a href="https://comune-info.net/il-balletto-della-cop27/" target="_blank" rel="noopener"><strong>&gt;&gt;Leggi tutto l&#8217;articolo di Marica Di Pierri sul sito di Comune-Info</strong></a><br />(Articolo pubblicato sul blog <a href="https://economiacircolare.com/">economiacircolare.com)</a></p>
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		<title>Imbrattiamo il Pianeta ma nessuno s’indigna</title>
		<link>https://rete-ries.it/dai-territori/imbrattiamo-il-pianeta-ma-nessuno-sindigna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 21:21:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dai Territori]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dai media]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia climatica]]></category>
		<category><![CDATA[InfoSOStenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[Non c’è un vetro di protezione ad arginare i danni che stiamo infliggendo alla nostra Terra e casa. I segnali, le evidenze e le concrete conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti. Eppure non si fanno scelte serie per contrastare chi rovina il nostro Pianeta provocando una crisi climatica e ambientale senza precedenti: tante discussioni, pochissime decisioni, mai risolutive. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_1 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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<div dir="auto">
<h4>Dalla reazione alla riflessione, il passo è lungo.<br />Eppure stiamo rovinando un’opera dal valore inestimabile</h4>
<p>E&#8217; facile indignarsi per un gesto radicale, seppur non violento, che ha portato a imbrattare in quasi tutti i casi solamente i vetri protettivi delle opere d’arte. Anzi: è sicuramente comprensibile e condivisibile il risentimento spontaneo che sovviene alla vista di opere d’arte all’apparenza rovinate irreparabilmente. Che c’entrano questi emblemi universali di cultura e sensibilità artistica con l’emergenza climatica e ambientale del Pianeta?</p>
<div>
<p><span>Sembrerebbe poco o nulla. Ma se la </span><em>reazione</em><span> immediata è di sorpreso sconcerto per lo stridore di due ambiti apparentemente scollegati, la </span><em>riflessione</em><span> successiva dovrebbe essere meno semplicistica che concludere di non condividere i metodi. La reazione di gran parte dell’opinione pubblica era di certo prevista dai giovani attivisti di “ultima generazione”, i quali già dal nome dimostrano di avere chiara l’urgenza di fondo di una questione ambientale planetaria che, per quanto inesorabile, è troppo lenta nel suo esplicarsi per provocare reazioni concrete nelle politiche pubbliche o nello scardinare le abitudini della gente. Tutti siamo interessati solo a quello che ci tocca da vicino, qui e ora, tra un anno o due al massimo.</span></p>
<p><span>Eppure tutti sappiamo che stiamo consumando più risorse di quanto la Terra sia in grado di rigenerare, provocando cambiamenti climatici e ambientali che mettono in serio rischio non solo la qualità di vita, ma la sopravvivenza stessa della specie umana. Siamo abituati ad un livello di benessere e di comodità che tutti fatichiamo a limitare, frutto di modalità di consumo di beni, di servizi e di energia, che pensiamo sempre disponibili. L’attuale crisi energetica è l’ennesima evidenza che il sistema non funziona in questo modo, tuttavia, un cambiamento serio dei nostri stili di vita o nelle politiche di decarbonizzazione dell’economia resta nei fatti improponibile.</span></p>
<p><a href="https://infosostenibile.it/notizia/imbrattiamo-il-pianeta-ma-nessuno-s-indigna" target="_blank" rel="noopener"><strong>Continua a leggere sul sito della testata InfoSOStenibile</strong></a></p>
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		<title>Cop27: l’urgenza di far fronte a danni e perdite dovuti ai cambiamenti climatici</title>
		<link>https://rete-ries.it/soci/notizie-soci/cop27-lurgenza-di-far-fronte-a-danni-e-perdite-dovuti-ai-cambiamenti-climatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2022 16:11:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dai media]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dai soci]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[COP27]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia climatica]]></category>
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					<description><![CDATA[Eventi meteorologici estremi nei Paesi a basso redditoIl tema sarà al centro della prossima conferenza delle Nazioni Unite che si terrà in Egitto dal 6 al 18 novembre]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_2 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><p class="post-title"><em>In questo articolo di <a href="https://altreconomia.it" target="_blank" rel="noopener">Altreconomia</a> si parla di giustizia climatica: ogni anno dal 1991 circa 189 milioni di persone sono state colpite da eventi meteorologici estremi nei Paesi a basso reddito. Conseguenze diffuse che richiedono risorse finanziarie specifiche. Ma i Paesi ricchi resistono. Il tema sarà al centro della prossima conferenza delle Nazioni Unite che si terrà in Egitto dal 6 al 18 novembre.</em></p>
<p class="post-title">Ondate di calore, precipitazioni intense, siccità e cicloni tropicali si stanno già verificando in tutto il mondo. L’aumento della temperatura superficiale globale di <a href="https://ipccitalia.cmcc.it/messaggi-chiave-ar6-wg1/">circa 1,1 °C</a> (rispetto al periodo 1850-1900) ha reso alcuni gravi impatti dei cambiamenti climatici ormai inevitabili, potenzialmente distruttivi per le vite e i mezzi di sussistenza della popolazione mondiale e maggiormente per quelle del “Sud globale”.</p>
<div class="the-excerpt">
<p><span>Per questo motivo sta crescendo il dibattito su come fare fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici che sono già in atto, e ci si aspetta che l’argomento sarà al centro della prossima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (</span><a href="https://cop27.eg/#/"><span>Cop27</span></a><span>), che si terrà in Egitto </span><a href="https://unfccc.int/cop27"><span>dal 6 al 18 novembre</span></a><span>.</span></p>
<p><span>Nel corso di più di un trentennio di negoziati sul clima, i cosiddetti Paesi in via di sviluppo hanno più volte sollevato il problema dei danni e delle perdite (in inglese </span><i><span>loss and damage</span></i><span>) provocati dai cambiamenti climatici. Secondo l’ultimo </span><a href="https://www.lossanddamagecollaboration.org/publication/cost-of-delay-why-finance-to-address-loss-and-damage-must-be-agreed-at-cop27"><span>report</span></a><span> della rete “Loss and damage collaboration”, che mette insieme professionisti, ricercatori e attivisti che fanno parte di organizzazioni e istituzioni internazionali, ogni anno dal 1991 circa 189 milioni di persone sono state colpite da eventi meteorologici estremi in quei Paesi. </span></p>
<p><span>“Siamo entrati ormai nell’era degli impatti dei cambiamenti climatici”, spiega ad <em>Altreconomia</em> Saleemul Huq, direttore del Centro internazionale per il cambiamento climatico e lo sviluppo (</span><a href="https://www.icccad.net/"><span>Icccad</span></a><span>) e tra i primi e più esperti ricercatori sul tema. “Sempre più eventi meteorologici estremi si verificheranno e avremo come conseguenza molti danni e perdite economiche che richiedono risorse finanziarie specifiche per affrontarli”. Le risorse finora destinate ai Paesi in via di sviluppo, e </span><a href="https://www.nature.com/articles/d41586-021-02846-3"><span>non ancora del tutto fornite</span></a><span>, sono pensate per finanziare attività di mitigazione e adattamento, quindi per incentivare uno sviluppo a basse emissioni, per esempio attraverso energie rinnovabili, e per potenziare le infrastrutture e costruire difese contro gli eventi estremi. “Con l’Accordo di Parigi il tema del </span><i><span>loss and damage</span></i><span> ha ricevuto finalmente riconoscimento politico. All’</span><a href="https://unfccc.int/files/adaptation/groups_committees/loss_and_damage_executive_committee/application/pdf/ref_8_decision_xcp.21.pdf"><span>articolo 8</span></a><span>, si riconosce l’importanza di prevenire (<em>averting</em>), limitare (<em>minimizing</em>) e fronteggiare (<em>addressing</em>) le conseguenze dei cambiamenti climatici. Per i Paesi in via di sviluppo i fondi destinati alla mitigazione e all’adattamento si occupano di prevenire e limitare, mancano risorse per far fronte agli impatti, quindi per </span><i><span>loss and damage.</span></i><span> Questi Paesi chiedono uno strumento finanziario specifico che si occupi di questo”, spiega Elisa Calliari, ricercatrice associata del Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc). </span></p>
<p><span>Con l’espressione </span><i><span>loss and damage</span></i><span> si fa riferimento a un’ampia gamma di impatti dei cambiamenti climatici. Alcuni possono essere quantificati in termini economici, come i danni alle infrastrutture, alla salute delle persone, le perdite di produzione agricola; altri sono definiti “perdite non economiche” e comprendono la perdita di biodiversità, di territorio a causa dell’innalzamento del livello del mare, di patrimonio culturale, di conoscenze indigene, oltre alla questione emergente della migrazione umana indotta dal clima. La richiesta dei Paesi a basso reddito è quella di considerare anche economicamente </span><i><span>loss and damage</span></i><span> come qualcosa di separato e aggiuntivo, il terzo pilastro della politica climatica internazionale accanto alla mitigazione e all’adattamento. Una posizione contestata dai Paesi ad alto reddito invece: “Per questo gruppo di Paesi non si tratta di costruire strutture nuove ma di catalizzare quelle esistenti verso questi bisogni specifici e impegnarsi ad aumentare le risorse economiche dedicate poiché si riconosce la necessità di gestire situazioni di emergenza o di sviluppare azioni che possano preservare la memoria di patrimoni culturali, ambientali e territoriali che scompariranno”, continua Calliari. Questa opposizione è anche eredità di una lunga battaglia combattuta da parte dei Paesi in via di sviluppo per il riconoscimento formale della responsabilità dei Paesi industrializzati di questi danni e perdite. Oggi i Paesi vulnerabili non chiedono risarcimenti dai responsabili ma che sull’azione climatica si rispetti il principio della “responsabilità comune ma distinta”, in base alle diverse capacità, stabilito dalla Convenzione, secondo il quale i Paesi sviluppati devono fornire risorse finanziarie per assistere i Paesi in via di sviluppo nell’attuazione degli obiettivi sul clima.</span></p>
<p><span>“La richiesta dei Paesi vulnerabili alla Cop27 è quella di un accordo sulla creazione di un fondo di finanziamento specifico su </span><i><span>loss and damage</span></i><span> che sia la base per cominciare le negoziazioni sulla sua progettazione e il suo funzionamento”, riprende Huq. Diverse proposte hanno identificato alcune delle caratteristiche fondamentali che il fondo dovrebbe avere, dalla prospettiva dei Paesi vulnerabili. La più recente è </span><a href="https://www.aosis.org/media-briefing-note-on-the-loss-and-damage-response-fund/"><span>quella</span></a><span> dell’Alleanza dei piccoli Stati insulari (Aosis). Considerata l’ampiezza delle circostanze di cui si occuperebbe -dagli eventi meteorologici estremi a quelli a insorgenza lenta, dalle perdite e danni economici a quelli non economici- lo strumento dovrebbe essere flessibile, composto di misure stratificate, in modo da poter fornire un sostegno su misura. Tempestivo, nel caso delle emergenze, e su base programmatica per quel che riguarda gli eventi a lenta insorgenza, prevedendo l’accesso diretto al fondo e superando così l’impostazione a progetto che prevede lunghi tempi di attuazione. Maggiore considerazione inoltre dovrebbe essere data alle comunità locali e alle popolazioni indigene cui dovrebbero essere destinati i finanziamenti. “Un ulteriore punto su cui si spinge – afferma Calliari – è che il meccanismo ricada sotto la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc) e non sotto un organismo esterno, come garanzia di un formale impegno collettivo a raggiungere una somma concordata e di un processo di attuazione più trasparente”. </span></p>
<p><span>Manca ancora un approccio sistematico per la classificazione di </span><i><span>loss and damage</span></i><span>, per questo è anche difficile monitorare le </span><a href="https://www.wri.org/insights/current-state-play-financing-loss-and-damage"><span>fonti di finanziamento</span></a><span> mobilitate fino ad oggi. Alcuni Paesi si sono recentemente mossi in autonomia, dichiarando obiettivi individuali di finanziamento per questo tipo di eventi: </span><a href="https://www.gov.scot/publications/scottish-government-cop26-achieved/pages/15/"><span>Scozia</span></a><span>, Vallonia (Belgio), </span><a href="https://www.theguardian.com/environment/2022/sep/21/denmark-offers-loss-and-damage-for-climate-breakdown-as-protests-gather-pace"><span>Danimarca</span></a><span>. A questi si aggiunge la proposta del </span><a href="https://www.bmz.de/resource/blob/122148/dd6e2de2c73cc601344b1461cf62042b/global-shield-information-note-v20-g7-data.pdf"><span>Global Shield</span></a><span>, iniziativa dei Paesi del G7 (promossa soprattutto dalla Germania) articolata in collaborazione con il gruppo dei Paesi vulnerabili V20. I dettagli non sono ancora disponibili, la sua presentazione è prevista proprio durante la Conferenza in Egitto, ma prevede un approccio su misura, basato sulle esigenze e sui singoli Paesi, all’interno del quale ci sarà spazio anche per forme di copertura di tipo assicurativo. </span></p>
<p><span>“Non sono contrario a prescindere a sistemi che utilizzino le assicurazioni -dice Huq-. Bisogna però tenere presente che questo sistema non può essere adottato ovunque. Se un Paese povero non può pagare i premi assicurativi, chi li paga? Se spetta ai Paesi ricchi, perché allora non fornire quei soldi direttamente ai Paesi vulnerabili? Inoltre, con l’aumento di eventi devastanti, mi domando quanto le assicurazioni saranno in grado di coprire i danni. Le assicurazioni possono essere uno strumento solo se pensato all’interno di una rosa con diversi altri. Siamo disponibili a discuterli, ma all’interno della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici”.</span></p>
<p><em>Giovanna Borrelli</em></p>
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		<title>Le emissioni dei ricchi e la crisi climatica</title>
		<link>https://rete-ries.it/soci/notizie-soci/le-emissioni-dei-ricchi-e-la-crisi-climatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2022 12:12:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dai media]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dai soci]]></category>
		<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia climatica]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 1990 il 50% più povero della popolazione mondiale è stato responsabile del 16% di tutte le emissioni. L’1% più ricco, di contro, è stato responsabile del 23%. È quanto emerge da una ricerca che ha analizzato l’evoluzione della crisi climatica: il 63% della disuguaglianza globale nelle emissioni individuali è ora dovuta a un divario tra emettitori bassi e alti all’interno dei Paesi, piuttosto che tra i Paesi.]]></description>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><em>Proponiamo un articolo di  Luca Martinelli pubblicato su <a href="https://altreconomia.it/consigli-per-un-mondo-decrescente-intervista-a-jason-hickel" target="_blank" rel="noopener"><strong>Altreconomia.it</strong></a></em></p>
<p><strong>Dal 1990 il 50% più povero della popolazione mondiale è stato responsabile del 16% di tutte le emissioni, l’1% più ricco, di contro, è stato responsabile del 23%. È quanto emerge da una ricerca che ha analizzato l’evoluzione nelle diverse aree geografiche e all’interno di ogni Paese nel trentennio 1990-2019. Una questione di disuguaglianze</strong></p>
<p>“Ho scoperto che il 50% più povero della popolazione mondiale ha emesso il 12% delle emissioni globali nel 2019, mentre il 10% più ricco ha emesso il 48% del totale. Dal 1990, il 50% più povero della popolazione mondiale è stato responsabile solo del 16% di tutte le emissioni, mentre l’1% più ricco è stato responsabile del 23%”, scrive Lucas Chancel, economista francese, co-direttore ed economista senior presso il World Inequality Lab della Scuola di Economia di Parigi, nell’introduzione al suo ultimo saggio pubblicato a fine settembre dalla rivista scientifica Nature Sustainability.</p>
<p>La sua ricerca “Global carbon inequality over 1990-2019” analizza l’evoluzione delle emissioni nelle diverse aree geografiche e all’interno di ogni Paese. Secondo Chancel, “mentre le emissioni pro-capite del ‘top 1%’ mondiale sono aumentate dal 1990, le emissioni dei gruppi a basso e medio reddito all’interno dei Paesi ricchi sono diminuite”. E ancora: “Contrariamente alla situazione del 1990, il 63% della disuguaglianza globale nelle emissioni individuali è ora dovuta a un divario tra emettitori bassi e alti all’interno dei Paesi, piuttosto che tra i Paesi”.</p>
<p>Insomma, le emissioni di gas climalteranti sono un problema collettivo ma riguardano in particolare i ricchi. E se è vero che definire strategie globali di contenimento delle emissioni, per ridurre l’impatto del riscaldamento globale, è compito dei governi, che tra un mese (dal 6 al 18 novembre) si riuniranno in Egitto per la Cop27, ciascuno è chiamato a comportamenti virtuosi per ridurre le proprie emissioni. E i primi a dover prenderne atto sono i ricchi e i ricchissimi. Per questa ragione discussioni come quella avviata in Francia sull’abolizione dei voli di linea nelle tratte servite dai treni ad alta velocità o sulla “messa al bando” dei voli dei jet privati sono centrali, anche se in Italia il tema -posto nell’ultima campagna elettorale da Unione popolare e dall’Alleanza Verdi-Sinistra Italiana- è stato ridicolizzato tra gli altri dall’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi (il leader di Italia Viva ne ha fatto largo uso, come ha documentato la campagna “jetdeiricchi“).</p>
<p>Nel suo saggio Chancel ha scelto di analizzare il trentennio 1990-2019 perché -spiega- “questi tre decenni hanno visto cambiamenti critici nella distribuzione della crescita economica mondiale, che non sono stati studiati sistematicamente dal punto di vista della disuguaglianza delle emissioni di gas serra”. Ad esempio, è “sorprendente”, spiega il ricercatore, che la metà più povera della popolazione degli Stati Uniti abbia livelli di emissioni paragonabili al 40% di europei il cui livello di reddito è medio, nonostante sia quasi due volte più povera di questo gruppo in termini di parità di potere d’acquisto. O che la Russia e l’Asia centrale hanno una distribuzione delle emissioni sostanzialmente simile a quella dell’Europa, ma con emissioni più elevate nel 10% superiore e questo -secondo Chancel- è dovuto principalmente “a causa delle maggiori disuguaglianze di reddito e di ricchezza in Russia e in Asia centrale”.</p>
<p>“Global carbon inequality over 1990-2019” permette dunque di comprendere l’evoluzione delle emissioni in relazione alla ricchezza nell’arco di un trentennio: a partire dal 1990, le emissioni globali medie pro-capite sono cresciute del 2,3% ma il problema non è solo lo sviluppo che ha portato fuori dalla povertà estrema miliardi di persone (le emissioni del 50% più povero, che sono cresciute del 26%, più velocemente della media), scaricando ogni responsabilità su Paesi come Cina e India. Nello stesso periodo le emissioni pro-capite del primo 1% sono cresciute del 26% e quelle del primo 0,01% dell’80%.</p>
<p>Il dato relativo alle emissioni pro-capite è importante ma lo studio di Chancel va oltre perché aiuta a comprendere il contributo che ciascun gruppo sociale offre alla quota complessiva di crescita delle emissioni totali. Con riferimento al 1990, “la metà inferiore della popolazione globale ha contribuito solo al 16% della crescita delle emissioni osservata da allora, mentre l’1% superiore (77 milioni di individui nel 2019) è stato responsabile del 23% della crescita totale delle emissioni” sottolinea l’articolo. Questo significa, in altri termini, che il contributo dato da 7,7 milioni di individui (cioè lo 0,1% della popolazione globale nel 2019) è pari a circa due terzi dell’intera crescita delle emissioni associate alla metà più povera della popolazione globale, cioè nello stesso anno a quasi 3,9 miliardi di persone.</p>
<p>Chancel rende evidente tutto questo andando a verificare la situazione attuale e mettendola in relazione con la riduzione delle emissioni pro-capite identificate dai Contributi nazionali determinati stabiliti nell’ambito dell’Accordo di Parigi: per quanto riguarda gli Stati Uniti questi implicano un obiettivo pro-capite di circa dieci tonnellate di CO2e nel 2030 e per quanto riguarda l’Europa di circa cinque tonnellate. “Negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei trovo che il 50% inferiore della popolazione sia relativamente vicino o addirittura raggiunga questi obiettivi per il 2030. Non è così per il 40% medio e il 10% superiore della distribuzione del reddito in questi Paesi. Negli Stati Uniti, il 10% superiore dovrebbe ridurre le proprie emissioni medie pro-capite dell’86% per raggiungere l’obiettivo del 2030”, mentre in Francia -il Paese in cui lavora il ricercatore- dell’80% circa.</p>
<p><a href="https://altreconomia.it/negli-ultimi-30-anni-sono-le-emissioni-dei-ricchi-ad-aver-fatto-esplodere-la-crisi-climatica" target="_blank" rel="noopener"><strong>Leggi sul sito Altreconomia.it</strong></a></p></div>
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		<title>Sciopero globale</title>
		<link>https://rete-ries.it/primo-piano/sciopero-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[riesadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 15:21:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[carta dei principi]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia climatica]]></category>
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					<description><![CDATA[70 città d’Italia si ritrovano in piazza per lo Sciopero globale per il clima indetto da Fridays for Future.&#160; Si tratta di una manifestazione molto importante per dare un segnale&#160;di&#160;presenza [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>70 città d’Italia si ritrovano in piazza per lo Sciopero globale per il clima indetto da Fridays for Future</strong>.&nbsp; Si tratta di una manifestazione molto importante per dare un segnale&nbsp;di&nbsp;presenza democratica e convergenza della società civile a pochi giorni dalle elezioni, in cui il tema è poco presente se non colpevolmente silenziato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul&nbsp;<a href="https://fridaysforfutureitalia.it/23-settembre-2022-sciopero-globale-per-il-clima/" rel="noreferrer noopener" target="_blank"><strong>sito dei FFF trovate</strong></a>&nbsp;maggiori informazioni e l&#8217;appello &#8220;per chiedere ai politici e ai leader mondiali di dare priorità alle persone, non al profitto! #PeopleNotProfit! [&#8230;] E spingiamo ogni candidat* a considerare e proporre i punti proposti nella nostra&nbsp;<strong><a href="https://fridaysforfutureitalia.it/lagenda-climatica/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Agenda Climatica</a></strong>, che sono solo alcune delle azioni necessarie ora per proteggere il clima&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra agenda per le elezioni 2022 più che mai necessaria è quella proposta dalla&nbsp;<strong><a href="https://www.cambiamoagricoltura.it/news/elezioni-2022-agenda-vera-transizione-ecologica-agricoltura" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coalizione #Cambiamo Agricoltura</a>.</strong>&nbsp; Transizione ecologica e agricoltura sono presenti in maniera superficiale nei programmi elettorali, mentre rappresentano, come il clima, la base stessa del nostro futuro.&nbsp; Come RIES abbiamo contribuito alla recente&nbsp;<a href="https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/12413-Uso-sostenibile-dei-pesticidi-norme-UE-aggiornate-/F3344782_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">consultazione sul Regolamento europeo per l&#8217;uso sostenibile dei pesticidi&nbsp;</a>&#8211; facendo riferimento alla controproposta italiana firmata da molte organizzazioni del settore.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appena due anni fa &#8211; partecipando al percorso di quella che poi sarebbe diventata la Società della Cura (e che si incontra nuovamente il 1 ottobre a Roma) &#8211; come RIES abbiamo elaborato un&nbsp;<a href="https://economiasolidale.net/content/stati-generali-solidali" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comunicato per gli Stati Generali Solidali</a>, per un vero piano di rilancio del Paese che sarebbe fondamentale per un dibattito elettorale &#8211; se ci fosse.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I temi e le proposte sono tutt&#8217;ora validi e potremo approfondirli ulteriormente nei prossimi mesi,&nbsp;<strong>riflettendo intorno alla Carta dei principi dell&#8217;Economia Solidale</strong>, per la quale abbiamo avviato un percorso di dibattito e aggiornamento (analogo a quello fatto in Spagna e che la rete europea RIPESS ha altrettanto rilanciato).&nbsp; Un primo contributo è stato preparato per la conferenza sulla Decrescita&nbsp;<a href="https://venezia2022.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Venezia 2022</a>&nbsp;è intitolato&nbsp;<strong><a href="https://rete-ries.it/risorse/economie-trasformative-e-decrescita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Economie trasformative e decrescita: potete leggerlo qui</a></strong>&nbsp;o&nbsp;<a href="https://nextcloud.ripess.eu/s/ny8J79WGjpB52rG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scaricare l&#8217;intero quaderno</a>&nbsp;dei documenti preparatori.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni in Italia viviamo la&nbsp;<strong>tragedia dell’alluvione nelle Marche</strong>, effetto della prolungata calura e siccità &#8211; causate, qui come soprattutto nel Sud globale con i suoi profughi ambientali, dal modello produttivo capitalistico che ha dichiarato guerra al pianeta. Al tempo stesso la&nbsp;<strong>perdurante guerra in Ucraina</strong>&nbsp;&#8211; oltre ad essere un&#8217;altra tragedia con migliaia di vittime affrontata in maniera contraddittoria &#8211; mina pesantemente i tentativi di invertire il processo, inquinando l’ambiente e respingendo verso l’economia fossile fino all’estrema minaccia nucleare. &nbsp;La situazione sta diventando sempre più pericolosa, con espliciti riferimenti al possibile uso delle armi nucleari. Arrivare al cessate il fuoco e ad una conferenza di pace è di assoluta importanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fortuna, questo autunno si prospetta ricco di iniziative e incontri promossi da molti soci della rete.&nbsp; A partire da quelli già svolti la settimana scorsa&#8230; e a quelli previsti per questo fine settimana e fine mese (come&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.tuttaunaltracosa.it/" target="_blank"><strong>Tutta un&#8217;altra cosa</strong></a>, l&#8217;incontro nazionale del commercio equo a Padova, dove partecipiamo alla tavola su &#8220;<strong>Cibo e stili di vita sostenibili : come attivare politiche innovative</strong>&#8221; il 24 settembre mattina).&nbsp; A breve poi comunicheremo quello che stiamo preparando per l&#8217;<strong>11 novembre a Firenze</strong>&nbsp;&#8211; in occasione del&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://2022firenze.eu/" target="_blank">ventennale del Forum sociale europeo</a>.&nbsp; <strong>Salvate la data!</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse è giunto il tempo per uno Sciopero Globale generale per la democrazia e la giustizia sociale ed ambientale: non possiamo più permetterci di aspettare tempi migliori.</p>
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