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	<title>StopRearmEurope | RIES - Rete Italiana Economia Solidale</title>
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	<description>Rete Italiana Economia Solidale</description>
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	<title>StopRearmEurope | RIES - Rete Italiana Economia Solidale</title>
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		<title>Invito ai parlamentari europei a trasferire i fondi dalla guerra alla pace</title>
		<link>https://rete-ries.it/notizie-campagne/invito-ai-parlamentari-europei-a-trasferire-i-fondi-dalla-guerra-alla-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2025 10:25:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dalle campagne]]></category>
		<category><![CDATA[StopRearmEurope]]></category>
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					<description><![CDATA[Oltre 800 organizzazioni invitano i parlamentari europei a trasferire i fondi dalla guerra alla pace Ries aderisce alla campagna campagna Stop ReArm Europe. Di seguito riportiamo la lettera da inviare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 class="entry-title">Oltre 800 organizzazioni invitano i parlamentari europei a trasferire i fondi dalla guerra alla pace</h4>
<p>Ries aderisce alla campagna campagna Stop ReArm Europe. Di seguito riportiamo la lettera da inviare ai parlamentari,  che trovate sul sito <a href="https://stoprearmitalia.it/fermiamo-aumento-spese-militari/" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>Stop Rearm Italia,</strong></em></a> dove è possibile scaricare anche la lista degli indirizzi email dei parlamentari italiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Egregi/e componenti del Parlamento europeo,</p>
<p>la prossima settimana sarete chiamati a votare su una questione cruciale, il bilancio 2026, e altri voti e negoziati importanti sono in programma o già in corso, tra cui il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE (QFP 2028-2034) e una serie di “pacchetti omnibus”, ovvero processi di deregolamentazione. Tutte queste proposte prevedono aumenti massicci della spesa militare e regali all’industria degli armamenti. Vi chiediamo con forza di opporvi a queste mosse pericolose e di reindirizzare le risorse verso politiche di pace autentiche.</p>
<p><strong>Siamo Stop ReArm Europe, una coalizione di oltre 800 organizzazioni e movimenti della società civile </strong>di tutta Europa, che rappresentano una varietà di settori e/o contesti politici, e abbiamo qualcosa in comune.</p>
<p>Vogliamo una sicurezza autentica, ovvero una sicurezza incentrata sui bisogni umani quali la sicurezza ambientale e climatica, la sicurezza alimentare ed economica, la sicurezza sociale e sanitaria, la sicurezza comunitaria e politica, per gli europei e per tutti i cittadini del mondo.</p>
<p>Vogliamo una pace trasformazionale e giusta che includa le condizioni necessarie per il prosperare delle società, quali l’affrontare le cause profonde dei conflitti, il buon governo, la libertà e la promozione del potenziale creativo umano.</p>
<p><strong>In breve, una </strong><a href="https://commonsecurity.org/common-security-2022-report/">sicurezza comune</a> sia per gli Stati che per i popoli.</p>
<p>In qualità di attori della società civile, siamo più determinati che mai a fare tutto ciò che è in nostro potere per realizzare questo obiettivo, ma non possiamo farlo da soli.</p>
<p>Abbiamo bisogno del vostro aiuto in qualità di decisori politici; abbiamo bisogno del vostro aiuto per fare dei valori universali dei diritti umani e del diritto internazionale i principi guida delle politiche dell’UE e per porre fine a decenni di pratiche basate su due pesi e due misure che sono diventate così evidenti negli ultimi anni.</p>
<p>La stessa storia dell’integrazione europea la rende particolarmente vulnerabile all’influenza indebita degli interessi delle imprese, come <a href="https://corporateeurope.org/en">dimostrato da numerose relazioni</a>, e le politiche di riarmo non fanno eccezione a questa regola, anzi, è proprio il contrario.</p>
<p>La discreta ma potente attività di lobbying dell’industria degli armamenti ha svolto un <a href="https://www.vredesactie.be/sites/default/files/pdf/Securing_profits_web.pdf">ruolo decisivo nell’adozione dei primi </a><a href="https://www.vredesactie.be/sites/default/files/pdf/Securing_profits_web.pdf">sussidi</a><a href="https://www.vredesactie.be/sites/default/files/pdf/Securing_profits_web.pdf"> dell’UE </a><a href="https://www.vredesactie.be/sites/default/files/pdf/Securing_profits_web.pdf">dieci anni fa</a> e <a href="https://enaat.org/wp-content/uploads/2023/12/ENAAT-Report-WarLobby2WarEconomy_Sept2023-FINAL.pdf">da allora</a> la sua influenza sulle politiche europee sia militari che civili ha <a href="https://enaat.org/wp-content/uploads/2023/12/ENAAT-Report-WarLobby2WarEconomy_Sept2023-FINAL.pdf">continuato a crescere</a>. I budget destinati alle attività di lobbying delle dieci maggiori aziende produttrici di armi <a href="https://www.politico.eu/article/eu-defense-industry-goes-big-on-lobbying-in-brussels/">sono aumentati del 40% tra il 2022 e il 2023</a>. <a href="https://www.attac.at/fileadmin/user_upload/dateien/kampagnen/militarisierung/Broschuere_Ruestungskonzerne_web.pdf">Solo nel 2025 (fino a ottobre),</a> la Commissione ha incontrato 89 volte i lobbisti dell’industria degli armamenti per discutere di riarmo e geopolitica, e solo 15 volte i sindacati, le ONG o gli scienziati sugli stessi argomenti. Nel frattempo, i membri del Parlamento europeo hanno incontrato la lobby delle armi 197 volte tra giugno 2024 e giugno 2025, rispetto alle 78 volte dei cinque anni precedenti. Di conseguenza, il cosiddetto piano di “prontezza alla difesa” per la presunta autonomia europea si riduce in ultima analisi a sovvenzionare grandi aziende militari, spesso internazionali, a incrementare la produzione e ad aumentare le vendite di armi, comprese le esportazioni al di fuori dell’Europa.</p>
<p>Il pacchetto “difesa omnibus” segue la stessa logica, in quanto deregolamenta ulteriormente le norme sociali e ambientali, nonché gli standard etici e di esportazione di armi, distoglie risorse dai programmi civili come la politica di coesione e stravolge i principi della finanza sostenibile, il tutto nell’interesse del settore degli armamenti. Quando sarà abbastanza per l’industria degli armamenti?</p>
<p>Oltre a indebitare l’Europa, e quindi i suoi cittadini, a vantaggio dell’industria degli armamenti e di un modello economico estrattivo e iniquo, i piani di riarmo sottraggono risorse finanziarie, umane e politiche alla sicurezza umana, dalla prevenzione e dalla risoluzione pacifica dei conflitti e dalle grandi sfide che l’umanità deve affrontare, dal cambiamento climatico alla perdita di biodiversità o alla crisi sanitaria, solo per citarne alcune.</p>
<p>E la proposta per il prossimo quadro finanziario compie un ulteriore passo in questa direzione, poiché prevede un aumento di cinque volte del bilancio destinato direttamente alle politiche di difesa e spaziali, oltre a programmi civili ampiamente aperti all’industria degli armamenti. Con il bilancio complessivo dell’UE che rimane praticamente stabile, ciò comporta necessariamente una diversione delle risorse finanziarie precedentemente destinate alle politiche civili, anche se la profonda ristrutturazione del QFP (Quadro Finanziario Pluriennale) rende molto difficile identificare trasferimenti specifici.</p>
<p>Nel complesso, il piano ReArm Europe del marzo 2025, insieme a tutte le politiche precedenti e successive ad esso correlate, è destinato al fallimento perché rafforzerà essenzialmente l’insicurezza europea e globale, alimenterà la corsa globale agli armamenti – che a sua volta alimenta i conflitti armati – ed esacerberà il cambiamento climatico e il danno ambientale, <a href="https://transformdefence.org/wp-content/uploads/2025/04/what-does-the-global-arms-race-mean-for-climate-action-comms-breifing.pdf">data </a><a href="https://transformdefence.org/wp-content/uploads/2025/04/what-does-the-global-arms-race-mean-for-climate-action-comms-breifing.pdf">l’impronta di carbonio e ambientale delle forze armate.</a></p>
<p>È questo il futuro che voi e noi desideriamo per la prossima generazione? Noi no, e siamo convinti che nemmeno voi lo desideriate.</p>
<p>Vi esortiamo quindi a trasferire i fondi dalla guerra alla pace, al fine di creare le condizioni ambientali, economiche, sociali, politiche e diplomatiche per <a href="https://www.ipu.org/resources/publications/toolkits/2024-09/human-security-and-common-security-build-peace">una pace positiva, la sicurezza umana e la sicurezza comune</a>.</p>
<p>Ci sono una serie di misure concrete e decisioni che potete adottare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi per iniziare a preparare un futuro migliore. In particolare, vi esortiamo a:</p>
<ol>
<li>Respingere il bilancio 2026 nella votazione plenaria della prossima settimana e chiedere:
<ul>
<li>di riavviare con urgenza i negoziati per ridurre i sussidi all’industria degli armamenti e aumentare gli stanziamenti destinati alla diplomazia e alla prevenzione e risoluzione pacifica dei conflitti</li>
<li>la fine di tutte le clausole di esenzione che impediscono il normale controllo parlamentare su tutti i programmi relativi al settore militare</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="2">
<li>Difendere le norme sociali e ambientali nonché gli standard etici opponendosi alle diverse proposte dell’«omnibus per la difesa», in particolare:
<ul>
<li>impedire <a href="https://oeil.secure.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-file?reference=2025/0176(COD)">che</a> <a href="https://oeil.secure.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-file?reference=2025/0176(COD)">il Fondo europeo per la difesa inizi a finanziare attività di sperimentazione al di fuori dell’Europa</a>, poiché ciò consentirebbe di utilizzare il denaro dei contribuenti dell’UE per testare armi e tecnologie militari in qualsiasi zona di guerra, come Gaza e l’Ucraina;</li>
<li>opporsi entro il 29 novembre alla <a href="https://oeil.secure.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-file?reference=2025/2847(DEA)">proposta di limitare la definizione di armi controverse alle </a><a href="https://oeil.secure.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-file?reference=2025/2847(DEA)">armi </a><a href="https://oeil.secure.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-file?reference=2025/2847(DEA)">proibite</a>, fintantoché l’UE finanzia lo sviluppo di armi dirompenti;</li>
<li>respingere l’<a href="https://oeil.secure.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-file?reference=2025/0177(COD)">allentamento dei trasferimenti di armi all’interno dell’UE,</a> che è in contraddizione con gli obblighi dei paesi dell’UE ai sensi del diritto internazionale;</li>
<li>respingere <a href="https://oeil.secure.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-file?reference=2025/0176(COD)">l’estensione delle esenzioni e delle deroghe</a> alle norme in materia di lavoro, sostanze chimiche, ambiente e altre norme a favore dell’industria degli armamenti;</li>
<li>respingere <a href="https://oeil.secure.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-file?reference=2021/0377(COD)">l’allentamento degli obblighi di rendicontazione dell’industria degli armamenti</a> nell’ambito dei quadri esistenti in materia di responsabilità delle imprese e sostenibilità.</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ol start="3">
<li>Respingere l’attuale proposta del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP 2028-2034) per quanto riguarda i seguenti aspetti:
<ul>
<li>respingere il Fondo per la competitività che stanzia 130 miliardi di euro per le armi e lo spazio militarizzato</li>
<li>respingere la diversione di programmi civili, in particolare la ricerca civile come Horizon, nonché i programmi digitali, di mobilità, di coesione e altri, per scopi militari</li>
<li>riassegnare tali fondi al rafforzamento della diplomazia e degli aiuti esterni, con una chiara attenzione alla lotta contro il cambiamento climatico, la povertà e la disuguaglianza, nonché alla tutela dei diritti umani e dell’ambiente, e un sostegno risoluto e coerente alla risoluzione pacifica dei conflitti con il coinvolgimento delle donne, dei giovani e delle comunità emarginate</li>
</ul>
</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="4">
<li>Opporsi con forza <a href="https://euobserver.com/eu-political/ar1c67c9a3">alle</a> <a href="https://euobserver.com/eu-political/ar1c67c9a3">attuali pressioni volte a limitare in modo significativo la capacità e la legittimità degli attori della società civile</a> di controbilanciare l’influenza delle imprese a livello dell’UE; l’attuale equilibrio di potere è già fortemente sbilanciato a favore degli interessi delle imprese e un’ulteriore emarginazione delle voci della società civile rappresenta una minaccia diretta al dibattito democratico nell’interesse pubblico.</li>
</ol>
<p>Se desiderate interagire e discutere con noi delle questioni sollevate in questa lettera, vi preghiamo di contattarci all’indirizzo<a href="mailto:contact@stoprearm.org">contact@stoprearm.org</a> . Saremo lieti di organizzare incontri online in cui potrete scambiare con molti di noi le vostre opinioni, speranze e progetti per la pace.</p>
<p>Vi ringraziamo per l’attenzione e restiamo in attesa di un vostro riscontro.</p>
<p>A nome della campagna Stop ReArm Europe</p>
<p>Il team di coordinamento di StopReArm Europe</p>
<p>&nbsp;</p>

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			</item>
		<item>
		<title>Per un’economia di pace e solidale: stop al Riarmo dell’Europa</title>
		<link>https://rete-ries.it/campagne/per-uneconomia-di-pace-e-solidale-stop-al-riarmo-delleuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 07:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Campagne]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[StopRearmEurope]]></category>
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					<description><![CDATA[Ries – Rete Italiana Economia Solidale si riconosce in un’economia basata sulla pace, sull’ecologia e sulla solidarietà tra i popoli, contro gli interessi speculativi che muovono i mercati degli armamenti. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ries – Rete Italiana Economia Solidale si riconosce in un’economia basata sulla pace, sull’ecologia e sulla solidarietà tra i popoli, contro gli interessi speculativi che muovono i mercati degli armamenti. Un’economia orientata al ben vivere della comunità, dove tutti contribuiscono al bene comune – società civile, settore privato e istituzioni pubbliche.</p>
<p>Riteniamo, dunque, che la spesa pubblica debba seguire i medesimi scopi, per combattere le disuguaglianze e sostenere realtà attive quotidianamente in pratiche alternative di produzione, scambio, organizzazione del lavoro e ridistribuzione della ricchezza.</p>
<p>Invece, il nuovo Patto di Stabilità e Crescita dell’UE – destinato a reintrodurre i vincoli di bilancio sospesi dal Covid – ha aperto la strada a un sistema che, del tutto paradossalmente, dà maggiore flessibilità agli Stati per affrontare spese militari, e non, ad esempio, spese sociali come l’istruzione, la salute o la cultura. Mentre il Next Generation Europe aveva aperto a investimenti socialmente compatibili, oggi l’UE – a partire dal Rapporto Draghi sulla Competitività e dal ReArm Europe – comunica che la competizione sull’economia green e sostenibile è già persa, e gli Stati possono crescere investendo in modo coordinato nel settore militare.</p>
<p>Questo modello insegue la crescita, ma produce morte e impoverisce i popoli, rinunciando a modelli armonici di coesistenza e mutualismo.</p>
<p>Per ribadire questo, ci uniamo ai tanti movimenti attivi nella settimana di mobilitazione europea, che si terrà dal 21 al 29 giugno in occasione del vertice della Nato a L’Aja, convocato per decidere i dettagli del gigantesco piano di riarmo stabilito dall’Unione Europea. Saremo in piazza per la manifestazione nazionale di sabato, 21 giugno, alle ore 14, a Roma contro guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo, promossa da realtà che hanno sottoscritto l’appello della Campagna europea #StopRearmEurope (https://stoprearm.org).</p>
<p>L’evento vedrà la partecipazione di diverse persone e realtà organizzate impegnate in tanti ambiti dell’ecologia e del sociale, parte di quel movimento che ogni giorno difende i propri spazi di azione mutualistica sui territori e promuove la creazione di alternative al sistema capitalistico e all’economia di guerra. Realtà con cui abbiamo aderito lo scorso 31 maggio alla manifestazione contro il Decreto Sicurezza appena convertito in legge, che mette in atto la repressione di proteste pacifiche e non violente, delle pratiche mutualistiche, delle lotte per l’abitare, insieme all’ulteriore vulnerabilizzazione delle persone migranti e alla sempre maggiore tolleranza degli abusi di polizia. Si tratta di norme che hanno ben poco a che fare con la sicurezza e colpiscono persone che – da tanti e diversi contesti e posizionamenti – difendono i propri diritti e costruiscono alternative basate su relazioni solidali.</p>
<p>Convinti/e di questo, portiamo in piazza e in tanti altri luoghi il nostro ‘no’ alla guerra e al genocidio, per la costruzione di relazioni capaci di costruire autodeterminazione e solidarietà tra i popoli.</p>
<p>4 Giugno 2024<br />
www.rete-ries.it – info@rete-ries.it</p>
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