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		<title>Report Xylella uscito nella Giornata Nazionale dell&#8217;Agricoltura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 16:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dai Territori]]></category>
		<category><![CDATA[agroecologia]]></category>
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					<description><![CDATA[In occasione della Giornata Nazionale dell’Agricoltura, quest&#8217;anno celebrata il 9 novembre, il WWF ha presentato il rapporto “La fastidiosa Xylella”, un’analisi approfondita che fa il punto a oltre dodici anni dall’inizio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Nazionale dell’Agricoltura, quest&#8217;anno celebrata il 9 novembre, il WWF ha presentato il rapporto “La fastidiosa Xylella”, un’analisi approfondita che fa il punto a oltre dodici anni dall’inizio dell’emergenza in Puglia. Il documento valuta le scelte compiute dall’Unione europea, dal Ministero dell’Agricoltura, dalla Regione Puglia e dalle principali associazioni agricole nel tentativo di contenere il batterio.</p>
<p>Emerge il ritratto di un’agricoltura che da un lato vede gli agricoltori custodi del paesaggio e degli agroecosistemi, mentre dall’altro è caratterizzata da un sistema corporativo segnato da alleanze strumentali tra alcune associazioni di categoria, imprenditori agricoli, decisori politici e una parte del mondo accademico e della ricerca.</p>
<p>Il caso del batterio Xylella rappresenta un esempio emblematico dei limiti della ricerca agronomica nel nostro Paese e dei pregiudizi ancora diffusi nei confronti dell’agroecologia. Il contrasto al grave problema che ha interessato gli ulivi, infatti, è avvenuto essenzialmente con l’abbattimento massivo degli ulivi infetti, privilegiando la logica dell’eradicazione forzata e svalutando i tentativi di trattare gli ulivi con metodi agroecologici.</p>
<p>Il risultato è stato la distruzione e l’abbandono di centinaia di ettari di oliveti. Solo alcuni agricoltori coraggiosi e disobbedienti hanno scelto di sperimentare approcci agroecologici e, grazie alla loro tenacia, oggi si osserva la ripresa vegetativa di ulivi un tempo considerati irrimediabilmente infetti, tornati a produrre un olio di alta qualità: una prova concreta dell’esistenza di alternative agroecologiche per contenere la Xylella attraverso la cura e il ripristino degli agroecosistemi.</p>
<p>La strategia degli abbattimenti ha inoltre generato flussi finanziari stimati in oltre 600 milioni di euro, alimentando speculazioni e conflitti di interesse legati alla sostituzione degli ulivi monumentali con impianti intensivi e superintensivi di varietà di ulivi (cultivar) brevettate ritenute più resistenti alla Xylella. Questo processo ha portato anche alla demolizione della normativa di tutela del paesaggio storico degli ulivi millenari e alla perdita di un patrimonio culturale e naturale unico, frutto dell’incapacità di immaginare un modello agricolo diverso, in cui l’agricoltore sia davvero custode dell’ambiente.</p>
<p>I dati dell’ultimo rapporto dell’Agenzia europea per l’Ambiente (ottobre 2024) confermano la gravità della situazione: l’agricoltura intensiva rimane la principale causa di perdita di biodiversità in Europa e in Italia, con l’80% degli habitat protetti in cattivo stato di conservazione, il 60-70% dei suoli degradati e un uso delle risorse naturali pari a 1,5 volte la capacità del pianeta di rigenerarle.</p>
<p>Questi numeri impongono una riflessione urgente sulle pratiche agricole dominanti e sulle scelte delle filiere agroalimentari. È tempo di abbandonare il modello di produzione agricola intensivo: serve un cambio di paradigma che metta al centro gli agricoltori come veri custodi dell’ambiente, valorizzando le pratiche che rigenerano il suolo, preservano l’acqua, proteggono gli habitat naturali e mantengono viva la ricchezza genetica e culturale dei paesaggi italiani.</p>
<p><em><strong><a href="https://www.wwf.it/pandanews/societa/xylella-un-report-denuncia-come-il-corporativismo-ha-distrutto-gli-ulivi-pugliesi/" target="_blank" rel="noopener">Clicca qui per leggere l&#8217;articolo sul sito del WWF e scaricare il report &#8220;La fastidiosa Xylella&#8221;</a></strong></em></p>
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