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	<title>impatto sociale | RIES - Rete Italiana Economia Solidale</title>
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	<description>Rete Italiana Economia Solidale</description>
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	<title>impatto sociale | RIES - Rete Italiana Economia Solidale</title>
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		<title>Bruxelles: Impatto e utilità sociale dell&#8217;economia sociale e solidale (ESS)</title>
		<link>https://rete-ries.it/evento/bruxelles-impatto-e-utilita-sociale-delleconomia-sociale-e-solidale-ess/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[riesadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 13:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DEVISUS]]></category>
		<category><![CDATA[impatto sociale]]></category>
		<category><![CDATA[utilità sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[La questione dell&#8217;impatto e dell&#8217;utilità sociale nell&#8217;ESS è un tema attuale in tutta Europa.  RIES ha partecipato al progetto DEVISUS che ne ha comparato diversi, a partire dall&#8217;esperienza in diversi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La questione dell&#8217;impatto e dell&#8217;utilità sociale nell&#8217;ESS è un tema attuale in tutta Europa.  RIES ha partecipato al progetto DEVISUS che ne ha comparato diversi, a partire dall&#8217;esperienza in diversi paesi.</p>
<p>Tenendo conto della diversità degli strumenti e degli approcci di valutazione, tutti i partner del progetto DEVISUS condividono l&#8217;importanza di sviluppare metodi di valutazione che tengano conto delle caratteristiche specifiche dell&#8217;ESS e che siano sostenuti dagli stessi attori, da cui deriva la questione della formazione.</p>
<p>Al termine di questo progetto, vorremmo invitarvi a un incontro per presentare alcuni punti di riferimento comuni e linee guida collettive per la valutazione dell&#8217;ESS. L&#8217;obiettivo è anche quello di scambiare opinioni con voi, attori dell&#8217;ecosistema dell&#8217;ESS, per alimentare le nostre riflessioni future.</p>
<p>L&#8217;incontro è in francese.  <strong><a href="https://www.unipso.be/IMG/pdf/programme_rencontre_13-06-2023.pdf">Qui il programma</a></strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Commoning&#8221;, l&#8217;importanza di fare in comune</title>
		<link>https://rete-ries.it/soci/notizie-soci/commoning-limportanza-di-fare-in-comune/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simonetta Rinaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 11:08:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dai media]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dai soci]]></category>
		<category><![CDATA[Comune-Info]]></category>
		<category><![CDATA[impatto sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[Da Comuneinfo un articolo su quello che in molti angoli del mondo viene chiamato commoning, cioè la condivisione di spazi, sforzi, significati in cui la priorità non è il profitto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Da Comuneinfo un articolo su quello che in molti angoli del mondo viene chiamato commoning, cioè la condivisione di spazi, sforzi, significati in cui la priorità non è il profitto ma la qualità delle relazioni tra le persone. </p>



<p>Commoning è fare in comune, quello che emerge quando bisogni e desideri non trovano soddisfazione, è ciò che promuove il mutuo aiuto dopo terremoti, violente crisi economiche, disastri sempre più spesso provocati dai cambiamenti climatici. In questo articolo Massimo De Angelis spiega perché il commoning non è roba da hipster alla ricerca di stili di vita alternativi e ragiona sul rapporto tra commoning e istituzioni. Abbiamo bisogno di territori che mettono insieme commoning e lotta per favorire ovunque cambiamenti robusti. In questi casi non è che la coscienza delle persone si innalza a un livello più alto di comprensione dei meccanismi sociali, quello che accade è che si rafforza la loro capacità di prendere in mano la propria vita.</p>



<p><strong>l commoning è un insieme di processi di condivisione di risorse, spazi, traiettorie di vita, obiettivi, sforzi, condivisione dei prodotti del fare (anche oltre il cerchio di chi li ha prodotti), condivisione dei significati. Essenzialmente, condivisione del fare, che è anche il pensare e il ragionare. Il commoning è quindi fare in comune</strong>. È quella forma di lavoro sociale, di attività umana interconnessa, dove tutto ciò che è condiviso in un processo comune è sottoposta a una misura delle cose altrettanto condiviso. La condivisione della misura delle cose è la condivisione delle decisioni sul cosa, il come, i chi, il quando, il quanto e il perché della cooperazione sociale che si intrattiene. È in processi formali e informali di condivisione della “misura delle cose” che nasce la forza del commoning. Il commoning dunque non è solo democratico è profondamente democratico.</p>



<p><strong>Proprio per l’accento sulla condivisione, il commoning non è un lavoro sociale come quello che facciamo in fabbrica, negli uffici, nella gig economy… questo perché il suo carattere&nbsp;</strong><em><strong>sociale</strong></em><strong>&nbsp;è costruito diversamente</strong>. Nel commoning non ci sono managers che ti ordinano cosa fare, o supervisori che quantificano la tua produzione, né burocrati che ti impongono una data condotta: ci sono solo persone con diversi ambiti di esperienza e di sensibilità e obiettivi comuni, persone che comunicano tra di loro, e regole comuni che sono il prodotto democratico di questa comunicazione (regole quindi che possono essere sempre cambiate).&nbsp;<strong>La finalità principale del commoning non è il profitto, ma tanti altri obiettivi utili, valori d’uso come il cibo di un orto comunitario, una produzione artistica condivisa, la ricerca scientifica, l’accoglienza dei migranti, particolari processi educativi, la gestione di un mercato urbano di piccoli produttori agro-ecologici, l’aiuto a settori della popolazioni bloccata dalla pandemia, la costruzione e gestione di un laboratorio tecnologico a uso del quartiere (fab lab), e via dicendo</strong>. Ma allo stesso tempo, insieme a questi svariati possibili valori d’uso,&nbsp;<strong>il commoning</strong>, proprio in virtù del fatto che è condivisione delle molteplici misure delle cose del fare,&nbsp;<strong>si preoccupa</strong>&nbsp;di creare valori relazionali, cioè&nbsp;<strong>di dar valore alla qualità delle relazione tra i partecipanti del commoning</strong>.&nbsp;<strong>Il commoning quindi è un lavoro sociale che non cambia solo i mezzi e i fini del lavoro, ma anche i soggetti stessi, e li induce ad aprirsi all’altro</strong>, ad esserne contaminati. Il commoning dunque è un processo che si volge a togliere la terra sotto i piedi alle gerarchie che si riproducono nel mondo contemporaneo, e alla loro intersezione (quelle di classe e reddito, di genere, di etnia e colore della pelle, di disabilità e via dicendo). Il commoning presuppone e produce condizioni comuni del fare (eguaglianza) mobilitando le differenze.</p>



<p><strong>Il commoning allora non è (solo) roba da hipsters</strong>, cioè di una subcultura espressa da giovani bohémien del ceto medio e benestante spesso associato alla musica indie e alternativa, con una variegata sensibilità nei confronti della moda alternativa e una propensione per la politica pacifista, primitivista ed ecologista, per i prodotti dell’agricoltura biologica e per i cibi slow food, l’artigianato, il veganismo o gli stili di vita alternativi (come nella definizione di hipster di wikipedia). <br>Per tre motivi.</p>



<p><strong>In primo luogo perché il commoning viene da molto lontano, affonda le sue radici nella civiltà contadina</strong>&nbsp;(nelle forme di condivisione del lavoro comune nei campi, per il mantenimento delle infrastrutture del territorio, e il mutuo aiuto tra le classi popolari sia nelle città che in campagna).</p>



<p><strong>In secondo luogo, perché il commoning lo facciamo a diverse scale anche nella nostra quotidianità</strong>. Si pensi a una festa organizzata da un gruppo di amici, al processo decisionale tra un gruppo di ragazze sul che fare alla sera, alle dinamiche di aiuto reciproco in una rete di relazioni, alla condivisione del lavoro domestico.</p>



<p><strong>In terzo luogo, esso è espresso in tutto il mondo in forme culturali diverse. E in qualsiasi parte del mondo il commoning emerge dirompente la dove vi sono bisogni e desideri urgenti che non trovano soddisfazione</strong>. Si guardi per esempio ai tanti casi dove sorge un emergenza sociale: il disastro di Katrina a New Orleans nel 2005, la crisi dell’acqua in Bolivia dovuta prima alle carenze del pubblico e poi a quella della privatizzazione, la crisi sociale in Grecia nel 2008 e via dicendo,<strong>&nbsp;in tutti questi casi è il commoning, portatore di solidarietà e di mutuo aiuto, che ha affrontato crisi provocate da stato o mercato</strong>.</p>



<p><strong>Quale rapporto con le istituzioni</strong></p>



<p><strong>Le istituzioni hanno un rapporto variegato rispetto al commoning. Quelle più grette e appiattite sulle forme mainstream della cooperazione sociale&nbsp;</strong>(che per loro passano solo da stato o mercato, o da un associazionismo gerarchizzato, ad alto grado identitario e con confini chiusi)&nbsp;<strong>tendono a ignorare o a criminalizzare il commoning, perché esso non identifica leader fissi e cooptabili, o per esempio non rispetta il diritto di proprietà di speculatori a fronte di enormi bisogni abitativi</strong>. Come ci ricorda lo storico Peter Linebaugh, la gente che fa commoning “non pensa prima agli atti di proprietà, ma agli atti umani” e ai bisogni che questi atti umani soddisfano o potrebbero soddisfare.</p>



<p><strong>Quelle istituzioni più aperte e sensibili alle problematiche del nostro tempo sono anche quelle che più sono aperte a essere contaminate da forme nuove del commoning per affrontare queste problematiche. E allora esse si ingegnano per trovare forme di supporto al commoning, cambiando leggi e regolamenti, assegnando immobili o terreni a comunità che si vogliono mettere in gioco per fare la loro parte, destinando fondi affinché uno spazio, un terreno, o delle persone possano operare in libertà e responsabilità costruendo bene comune</strong>. Abbiamo bisogno di un’esplosione esponenziale di queste istituzioni con questo orientamento virtuoso nei confronti del commoning.</p>



<p>Lo spazio per un intervento istituzionale virtuoso a fronte dei tanti problemi sociali ed economici è enorme. Per iniziare per&nbsp;<strong>esempio</strong>, in Italia ci sono 5 milioni di case sfitte, 500 mila negozi chiusi, 700 mila capannoni dismessi, e 55 mila immobili confiscati alle mafie, nonché 3 milioni e mezzo di ettari di terreno incolti. Basterebbero tre cose per valorizzare questa ricchezza sociale e far fiorire creatività e solidarietà per mezzo del commoning: 1. mobilitazione diffusa e massiccia sui territori dal quale emergano idee, pratiche e progetti a finalità sociali e ambientali nonché di creazione di reddito per i partecipanti, e le comunità di riferimento; 2. Uno stato non schiacciato sulle priorità della crescita ma aperto sulla necessità di dare strumenti giuridici affinché si permetta alle energie dal basso di incarnarsi in circuiti virtuosi di cooperazione sociale e utilizzare risorse inutilizzate; 3. Finanziare, attraverso strumenti quali il reddito universale di base, la riduzione della nostra dipendenza dal mercato, così da liberare tempo da mettere a disposizione di un altro tipo di cooperazione, non basato sulla corsa concorrenziale ma sui bisogni, desideri e aspirazioni della gente e dei territori. Il primo di questi punti, è precondizione degli altri due.</p>



<p><strong>Significato del commoning nelle periferie</strong></p>



<p>Periferia vuol dire tante cose, è periferico tutto ciò che non è centrale. In questo senso, il commoning è una pratica considerata periferica, marginale dalla cultura dominante della cooperazione sociale dominata da stato e mercato. Intese come spazi urbani, le periferie sembrano essere sia luoghi in cui si innesta la produzione e la circolazione per il mercato globale (magazzini logistici, nuovi terreni di “gentrificazione”, nuove infrastrutture ecc.), sia luoghi dell’abbandono insediativo e di segregazione spaziale (prodotto dalla concorrenza economiche tra periferie).&nbsp;<strong>Le periferie sono&nbsp;</strong>dunque<strong>&nbsp;attraversate dai flussi contraddittori dei circuiti della produzione globale capitalistica</strong>, che riconfigura spazi/luoghi a seconda delle esigenze dell’accumulazione e della gestione del conflitto.</p>



<p><strong>Vi sono oggi molteplici crisi che colpiscono in modo particolare le tante e diverse periferie del mondo</strong>: la crisi ambientale, la crisi sociale ed economica, quella sanitaria e dell’educazione. Tutte queste crisi, ad andarle ad analizzare, sono il prodotto della contraddizione profonda che esiste tra riproduzione del capitale (e il suo incessante bisogno di crescita) e la riproduzione sociale, e suoi numerosi bisogni. Forse si possono dunque definire le periferie del mondo come spazio privilegiato dell’accumulazione di questa contraddizione come dimostrano gli 80 milioni di persone all’anno nel mondo che si spostano in città, alimentando le periferie; l’esistenza nelle periferie di redditi inferiori, meno servizi riproduttivi, più precarietà, più indigenza e povertà, più polarizzazione di accesso al reddito e ricchezza sociale.</p>



<p><strong>Il commoning&nbsp;</strong>quindi<strong>&nbsp;può trovare un terreno molto fertile nelle periferie</strong>. E qui credo sia importante ragionare sulla necessità di una nuova generazione di spazi sociali e politici dentro le periferie che siano in grado simultaneamente di far convergere reti di solidarietà attorno ai vari bisogni della riproduzione sociale nella crisi, assieme anche a percorsi rivendicativi. Spazi e luoghi cioè dove praticare e ragionare su nuove forme di organizzazione della cooperazione sociale, in cui i prodotti emergenti sono anche la creazione di “infrastrutture” che vanno a beneficio sia della lotta rivendicativa, che di forme di cooperazione sociale per la soddisfazione di bisogni basata sul commoning.</p>



<p><strong>La creazione di hub che mettano insieme commoning e lotta, promuove quella che <a href="https://comune-info.net/autori/raul-zibechi/">Raúl Zibechi</a> chiama società in movimento</strong>. Mentre in generale tendiamo a considerare i movimenti sociali come attività organizzata attorno a una rivendicazione collettiva, a una serie di domande, o a l’espressione di una frustrazione condivisa, <strong>il concetto di società in movimento sposta invece l’attenzione sui modi in cui le strategie di sopravvivenza quotidiana delle classi subalterne acquisiscono de facto il potere di produrre cambiamenti quando si coordinano e collettivamente</strong>. <strong>In questi casi non è che la coscienza delle persone si innalza a un livello più alto di comprensione dei meccanismi sociali, quello che accade è che si rafforza la capacità delle persone di vedere in pratica che diversi valori e relazioni sociali danno loro l’opportunità di prendere in mano la propria vita e migliorarla.</strong> Che nelle periferie dunque fioriscano milioni di hub che sappiano combinare lotta e riproduzione sociale sulla base del commoning, del fare in comune.</p>



<p><strong>Leggi l&#8217;articolo sul sito Comune-info.net</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Valutare insieme la valutazione dell&#8217;impatto sociale: il progetto DEVISUS</title>
		<link>https://rete-ries.it/formazione/valutare-insieme-la-valutazione-dellimpatto-sociale-il-progetto-devisus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[riesadmin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 08:49:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[DEVISUS]]></category>
		<category><![CDATA[impatto sociale]]></category>
		<category><![CDATA[utilità sociale]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 3-4 ottobre 2022 a Roma si terrà il terzo degli incontri previsti dal progetto DEVISUS (Development of an Ecosystem for Valuing Social Impact and Social Utility – Sviluppare un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>3-4 ottobre 2022 a Roma</strong> si terrà il terzo degli incontri previsti dal <strong><a href="https://rete-ries.it/progetti/devisus-la-valutazione-dellutilita-sociale/">progetto DEVISUS</a></strong> (Development of an Ecosystem for Valuing Social Impact and Social Utility – Sviluppare un ecosistema per la valutazione dell’Impatto sociale e dell’utilità sociale), finanziato dal programma Erasmus + “Simplified Adult Education Partnerships”.</p>



<p>Tra i partner del progetto &#8211; il cui capofila è la rete francese <a href="https://www.le-mes.org">MES (Movimento di Economia Solidale</a>) &#8211; la Rete Italiana di Economia Solidale ha chiesto la collaborazione di alcune organizzazioni socie per iniziare a condividere obiettivi e contenuti delle attività. Tra queste <a href="https://www.solidariusitalia.it">Solidarius Italia</a> e la <a href="https://www.economia-del-bene-comune.it">Federazione italiana dell’Economia del bene comune</a>. Abbiamo anche interpellato <a href="http://www.retehumus.it/">Rete Humus</a> per quanto riguarda il sistema di garanzia partecipata e <a href="https://www.economiasolidaria.org">REAS Red de Redes</a> (la rete Spagnolo dell&#8217;economia solidale).</p>



<p>Da molti anni ormai, la questione della <strong>valutazione dell&#8217;impatto sociale/utilità è un tema chiave dell&#8217;economia sociale</strong>. Tuttavia, nonostante la nascita di progetti ed esperimenti sul tema, non esiste una vera e propria visione comune su scala europea (al di là della visione più classica e quantificata della valutazione).</p>



<p>Ben venga, dunque, l’occasione di un progetto che metta a tema questo argomento che, rispetto ai canoni dell’efficienza e dei risultati quantitativi delle azioni – propri della cultura <em>m</em><em>ai</em><em>nstream </em>&#8211; metta in primo piano l’efficacia e l’utilità sociale degli interventi e dei progetti promossi dall’Economia Sociale Solidale.</p>



<p>L’incontro di Roma avrà come tema “<strong>Lavorare sulle competenze e sul know-how necessari per accompagnare la valutazione dell&#8217;impatto sociale</strong>” e vedrà Solidarius Italia ospite organizzatrice.</p>



<p>Questo incontro è stato preceduto da quello svoltosi il 5-6 settembre a Lille in Francia e ha visto al centro il lavoro su una cultura comune e la condivisione delle esperienze dei diversi partner anche attraverso qualificati interventi dei ricercatori.</p>



<p>Le due mattine del 3 e del 4 settembre i lavori si svolgeranno nella sede di Solidarius Italia, mentre il 3 pomeriggio saremo nella sede di “Come un albero”, un’associazione che opera nel campo dell’inclusione e della cultura della disabilità. Nell’ultimo anno sta sviluppando un progetto che – a livello sperimentale – sta proprio lavorando sulla ricerca di indicatori per valutare l’inclusività di un quartiere nei confronti di persone con fragilità. In questo progetto Solidarius Italia sta collaborando attivamente con il ruolo di monitoraggio e valutazione.</p>



<p>A questa sessione parteciperanno anche altre organizzazioni che con RIES stanno elaborando proposte sul tema. Chi fosse interessato può scrivere a: info@rete-ries.it</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Devisus, La valutazione dell&#8217;utilità sociale</title>
		<link>https://rete-ries.it/progetti/devisus-la-valutazione-dellutilita-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mar Berrio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 08:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[DEVISUS]]></category>
		<category><![CDATA[impatto sociale]]></category>
		<category><![CDATA[utilità sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><div class="et_pb_section et_pb_section_0 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><strong>Contesto e obiettivi del progetto</strong></p>
<p>Da molti anni ormai, la questione della valutazione dell&#8217;impatto sociale e dell&#8217;utilità è un tema chiave dell&#8217;economia sociale e solidale. Tuttavia, nonostante la nascita di progetti e sperimentazioni sul tema, non esiste una vera e propria visione comune su scala europea (al di là della visione più classica e quantificata della valutazione).</p>
<p>Sette organizzazioni, la maggior parte delle quali membri di <strong>RIPESS Europe</strong> (rete europea di economia solidale), hanno quindi voluto lavorare alla co-costruzione di una visione condivisa, mettendo in comune le loro esperienze e le lezioni apprese sul tema. È così che è nato il progetto <strong>DEVISUS (Development of an Ecosystem for Valuing Social Impact and Social Utility)</strong>, finanziato nell&#8217;ambito del programma ERASMUS + &#8220;Simplified Adult Education Partnerships&#8221;.</p>
<p>Attraverso una serie di scambi di pratiche, conoscenze, esperienze, competenze e risorse, l&#8217;obiettivo del progetto è quello di</p>
<ul>
<li>Costruire una cultura condivisa tra i partner, al fine di sviluppare parametri di riferimento e linee guida da diffondere in tutta Europa.</li>
<li>Migliorare le competenze di allenatori, insegnanti e formatori che operano nel campo dell&#8217;ESS.</li>
<li>Rafforzare le alleanze all&#8217;interno di SSE tra le diverse reti per promuovere le competenze delle reti SSE sul tema dell&#8217;impatto sociale e dell&#8217;utilità sociale.</li>
</ul>
<p>La costruzione di questo corpus comune dovrebbe consentire, alla fine del progetto, di prefigurare un secondo progetto, relativo all&#8217;elaborazione e alla diffusione di corsi di formazione sulla valutazione dell&#8217;impatto sociale/utilità in tutta Europa.</p>
<p><strong>Il partenariato</strong></p>
<p>Questo progetto riunisce 7 partner:</p>
<p><em>Mouvement pour l&#8217;économie solidaire,</em> (Francia)<br /><em>ADEPES-Mouvement pour l&#8217;économie solidaire Occitanie</em> (Francia)<br /><em>RIES-Rete Italiana per l&#8217;Economia Solidale</em> (Italia)<br /><em>UNIPSO </em> (Belgio)<br /><em>Concertes</em> (Belgio)<br /><em>RIPESS Europa</em><br />e 2 organizzazioni di supporto:</p>
<p><strong>Initiative Europe Conseil</strong>, per accompagnare il monitoraggio del progetto e il processo di valutazione complessivo.<br /><strong>Piattaforma per l&#8217;apprendimento permanente</strong>, per sostenere la diffusione dei prodotti, degli elaborati e dei risultati del progetto.<br />Corso del progetto</p>
<p>Il progetto durerà da aprile 2022 a ottobre 2023 ed è costruito su 5 assi, che comportano 5 momenti di incontro tra i partner:</p>
<p><strong>Aprile 2022 a Parigi</strong>: organizzazione generale del consorzio e definizione del calendario generale, dei risultati, ecc.<br /><strong>Settembre 2022 a Lille</strong>: lavoro su una cultura comune, condivisione delle esperienze dei diversi partner, interventi dei ricercatori.<br /><strong>Ottobre 2022 a Roma</strong>: lavoro sulle competenze e sul know-how necessari per accompagnare le valutazioni di impatto sociale.<br /><strong>Febbraio 2023 a Namur:</strong> sviluppo di un quadro formativo per la professione di accompagnatore.<br /><strong>Maggio 2023 a Bruxelles</strong>: diffusione dei risultati e chiusura del progetto.</p>
<p>&nbsp;</p></div>
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			</div>
				
				
				
				
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			</div></p>
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