IL 21 Aprile 2026 si è svolto un incontro, organizzato dall’Osservatorio delle Economie Solidali e Trasformative di RIES insieme al DEC (Distretto di Economia Civile) Firenze, che ha riunito GAS, associazioni, produttori, realtà dell’economia solidale e istituzioni locali presso il mercato ortofrutticolo Mercafir. Obiettivi principali erano conoscersi, condividere esperienze, aggiornare la mappatura dei GAS e delle realtà affini attive nelle filiere del cibo sul territorio fiorentino, e avviare un percorso verso un tavolo di Food Policy locale.
Attori coinvolti e interventi iniziali
Hanno partecipato vari GAS (tra cui Ponte a Mensola, Todomundo, Gassedotti, Yogas), associazioni (Orto Collettivo di Calenzano, Slow Food Firenze), reti e soggetti come Rete Semi Rurali, ISDE, Università di Firenze, Shifting Lab, Mercafir, Il Villaggio dei Popoli, Banco Alimentare, Banca Etica e il Collettivo di fabbrica Ex-GKN.
Gli interventi introduttivi hanno presentato la mappatura nazionale OEST, la strategia del Comune di Firenze su politiche locali del cibo e Distretto di Economia Civile, il ruolo di UNIFI nel censimento, le attività di Shifting Lab sulla mappatura di realtà sostenibili, e la disponibilità di spazi Mercafir come possibile food hub agroecologico.
Mappatura condivisa e proposta Ex-GKN
Nella seconda parte, attraverso un lavoro collettivo di mappatura, si sono raccolte informazioni su pratiche, bisogni e criticità dei GAS fiorentini, identificando circa 40 realtà tra GAS e forme affini di consumo organizzato.
Il Collettivo di fabbrica Ex-GKN ha proposto la creazione di uno snodo logistico (de-)centralizzato di distribuzione di cibo a “Km 0 politico” verso GAS e altri punti di distribuzione, basato su cargo bike autoprodotte e uno o più magazzini, in connessione con piccoli produttori, circoli ARCI e un possibile ruolo logistico di Mercafir.
Alcuni elementi emersi
I GAS presentano strutture molto diverse: piccoli gruppi di quartiere (7–10 nuclei), gruppi più grandi (20–25 nuclei) e reti più ampie con sistemi condivisi. Gli incontri tra membri sono rari (2–5 all’anno), mentre la gestione degli ordini avviene soprattutto tramite chat (WhatsApp) o email; la distribuzione è eterogenea, con qualche uso di spazi comuni (circoli, case del popolo) ma prevalente uso di abitazioni private per consegna e ritiro.
I GAS acquistano un paniere molto vario: prodotti freschi (frutta, verdura, carne, pesce, uova), beni di base (pasta, riso, legumi, pane), trasformati (passata, miele, vino, frutta secca), latticini e prodotti da commercio equo o biologico locale (caffè, seitan, detersivi). La frequenza varia: settimanale per i freschi, bisettimanale per alcuni prodotti come i formaggi, mensile o stagionale (anche due volte l’anno) per prodotti da più lontano come agrumi e avocado; nel complesso i GAS coprono una parte significativa dei consumi alimentari quotidiani.
I rapporti GAS–produttori sono molto diversificati: accanto a esperienze formalizzate con patti scritti e pre-finanziamento, prevalgono relazioni informali basate su accordi verbali, soprattutto sulle quantità.
La produzione dedicata ai GAS è ancora limitata e discontinua, con differenze di scala tra produttori che incidono sulla capacità di rispondere alla domanda e mettono in luce difficoltà su volumi, continuità, formalizzazione e strumenti condivisi di pianificazione.
Bisogni, criticità e prime conclusioni
Dal confronto emergono bisogni comuni: maggiore coordinamento tra GAS, comunicazione più strutturata, rafforzamento delle relazioni con produttori e altri attori (anche tramite mercati contadini), e strumenti organizzativi/logistici condivisi; un problema cruciale è il mancato ricambio generazionale.
Il sistema dei GAS appare vivace e ricco di pratiche ma frammentato; una food policy territoriale viene vista come opportunità per rafforzare la rete, migliorare l’organizzazione, rendere i GAS più accessibili e inclusivi, passando da una somma di esperienze sparse a un sistema coordinato e riconoscibile.
Qui il report completo dell’incontro.
