Porto Alegre 2001: un altro mondo è possibile.
Bordeaux 2025: un altro mondo è già qui.

Matteo Rossi (presidente del DessBg e membro del CD di Ries) racconta la sua esperienza a Bordeaux, dove cinquemila partecipanti provenienti da più di settanta paesi e da tutti i continenti si sono riuniti nella bellissima città dell’Aquitania con l’obiettivo di mettere a fattor comune le visioni e le pratiche che possono fare dell’economia sociale solidale lo standard che regolerà l’economia di domani.

Grazie alla Ries e a Ripess ho potuto portare l’esperienza del Comune di Bonate Sopra e del Distretto di economia sociale solidale bergamasca (DessBg). Tanta bella energia, la convinzione di lavorare, ciascuno per la propria parte, i propri sogni e fatiche, dalla parte giusta della storia.

Buona parte dei dibattiti si sono sviluppati partendo dalla convinzione che i cambiamenti sistemici inizino a livello locale, attingendo a un partenariato tra la società civile e il settore privato e pubblico. Gli enti locali sono stati protagonisti, con il Comune e la Regione pienamente dentro a un movimento che ha saputo conquistare una buona legge nazionale sull’ess. Ad ogni rappresentante e’ stato chiesto di portare una parola simbolo e di presentare le proprie buone pratiche territoriali. Laparola che ho condiviso è stata “alleanze”, in particolare quelle tra enti locali e movimenti per la promozione di un territorio della cura, che si sviluppa attraverso l’attenzione alle persone e all’ambiente. Ciò che ho imparato in questi anni, con un piede nel DessBg e un altro nelle istituzioni, è proprio l’importanza delle alleanze e della intersettorialità, e quando sono diventato Sindaco ho cercato di essere un buon alleato dell’economia solidale, non considerandola una settore specifico, a parte, della nostra attività amministrativa, ma portando la visione dell’ess in tutte le direzioni. Questo approccio ha prodotto sei progetti che ho presentato a Bordeaux: buone pratiche di comunicazione dedicata attraverso la distribuzione in paese di un mensile sui temi della sostenibilità; cooperazione tra le realtà economiche solidali e l’associazionismo comunale a partire dall’organizzazione della fiera dei produttori tessili sostenibili; co-progettazione come strumento per l’affidamento dei servizi sociali e scolastici a livello comunale; nuove regole nello statuto comunale dove abbiamo inserito principi che parlano di pace, rifiuto della guerra, conversione ecologica, diritti umani, partecipazione, e  nel quale abbiamo definito gli strumenti che i cittadini possono usare per partecipare alla vita comunale come i referendum, le petizioni e la possibilità di prendere parola in consiglio comunale; buone pratiche innovative come l’apertura di un centro per il riuso e il riciclo degli oggetti; energia condivisa con la creazione di una comunità energetica rinnovabile.
Non è solo una somma di attività, è un progetto politico: costruire una Comune solidale in rete con le realtà di movimento.

Sono partito per la Francia subito dopo aver attraversato una frontiera, quella tra Italia e Slovenia, Gorizia e Nuova Gorica, dove dei giovani bravissimi hanno organizzato il ReThinkable Festival, nel quale ci siamo confrontati sul ruolo dei Comuni e delle istituzioni locali nella promozione di un’economia sociale e solidale. Il festival ha messo al centro due parole: ripensamento e interdipendenza.
Il potere con gli altri anziché il potere sugli altri. È’ stato significativo discuterne qui, dove la storia di Gorizia come città divisa inizia nel 1947, quando si stabilì che il confine tra l’Italia e la neonata Jugoslavia doveva correre proprio lungo la città, separando il centro storico, che rimaneva all’Italia, dalla stazione ferroviaria Transalpina e alle zone di periferia, che passavano invece sotto il controllo della Jugoslavia. Per dividere i due paesi venne eretto quello che poi divenne celebre come “il muro di Gorizia“, predecessore di quello di Berlino. Per volere di Tito è poi stata costruita una città in Jugoslavia, che doveva fungere da contraltare di Gorizia: Nova Gorica. Da lì in poi frontiere chiuse, con una sola eccezione: domenica 13 agosto 1951, “la domenica delle scope”. In occasione dell’anno santo, infatti, Tito aveva deciso di concedere agli abitanti di Nova Gorica di incontrare i loro cari a Gorizia, e una fiumana di gente si ritrovò così a Casa Rossa, storico valico di confine, per rivedere i parenti. Centinaia di persone si riversarono in Italia per fare acquisti, per depositare risparmi in banca, o anche per assistere alla messa, impossibile in Jugoslavia. La sera fecero tutti ritorno oltre al muro, ma questa giornata è rimasta per anni nella memoria di tutti, a testimonianza della vicinanza tra i due popoli, nonostante per la geopolitica fossero in due blocchi separati. Oggi Gorizia e Nova Gorica stanno chiudendo un anno che le ha viste essere insieme Capitali Europee 2025 della Cultura transfrontaliera. E’ proprio in luoghi di confine come questi che ripensarci e riconoscerci interdipendenti assume un significato profondo, radicato nella storia, presente qui ed ora nelle sfide quotidiane del nostro costruire un altro mondo possibile.

Credo che tutto questo valga anche e soprattutto per l’economia solidale, un’utopia concreta che negli anni ha saputo mettere a terra progetti trasformativi radicati nelle diverse storie locali senza perdere mai un orizzonte profondo di cambiamento e di alternativa. In questo percorso il rapporto con le istituzioni e il dibattito sulla necessità di una legge nazionale va sicuramente ripreso, senza farne né un totem né un tabù, aprendo con le forze politiche che esprimono una rappresentanza parlamentare e si sono dimostrate attente al nostro mondo potrebbe essere utile, anche partendo dalle proposte integrative al Piano nazionale per l’economia sociale che la Ries ha elaborato e presentato.