Crisi climatica e geopolitica rendono urgente una transizione energetica e circolare necessaria
La buona notizia è che l’Italia si distingue in ambito europeo, ma non dobbiamo abbassare la guardia: la circolarità va ancora spronata.
Il tema dell’economia circolare è stato oggetto di uno speciale pubblicato da infoSOStenibile, che ha ripreso i dati del Rapporto 2026 sull’Economia Circolare in Italia.
L’Italia è leader in Europa per la circolarità, ma resta il Paese più dipendente dalle importazioni di materiali tra le grandi economie dell’UE. Il 46,6% delle materie prime trasformate proviene dall’estero, contro una media UE del 22,4%, con la Spagna al 39,8%, la Germania al 39,5% e la Francia al 30,8%.
Il costo di questa dipendenza sta diventando sempre più insostenibile. Nel 2025 la spesa per le importazioni di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, con un aumento del +23,3% rispetto al 2021, pur con volumi complessivi in calo. Il costo dei metalli – nichel, rame, acciaio – è cresciuto del 18% e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali. Una pressione economica destinata ad aumentare con il protrarsi delle tensioni geopolitiche e dei prezzi e della volatilità dell’approvvigionamento di materie prime strategiche, oltre che di fonti fossili di energia.
La circolarità è ormai un contenuto essenziale di una politica industriale all’altezza dei tempi ma l’Unione Europea non corre abbastanza ed il Target 2030 è a rischio.
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